Bakchai - Copione

 
 
 
Copione del miraculum
 
 
Bakchai, 2009
 
 
 
Drontès: Luigi Armelloni, Galliana Barabini, Antonietta Grassi, Michele Karuz, Nadia Stanziola, Susanna Salvi, Laura Letari.
Voce: Paola Polito
Consulenza coreografica: Annalisa Maggiani
Scenografia: Giuliano Diofili.
Assistenza regia: Susanna Salvi.
Testi: Euripide, Angelo Tonelli
Musiche: Giacinto Scelsi, Kodo, Diamanda Galás, Paola Polito
Trucchi: Mireille Ribaud Provenzali
Costumi: Maria S. Couture
Maschere: Antonietta Grassi
Pittore di scena: Luigi Armelloni.

Bakchai - Scena1


A luci spente e sipario chiuso: Traccia 1, voce

Si apre sipario: 
Fumo 
Luce: rossa e blu
Musica: Traccia 2, Scelsi, 35 secondi circa

Le baccanti entrano in silenzio, al rallentatore, appena articolando le parole aima (sangue) Susanna uranòs (cielo) Galliana ghèchthon (terra) Anto dionysos Nadia. Fanno il gesto di raccogliere dalla terra e portare all’altezza dello sterno. Ogni tre parole guardano in giro. Poi avanzano aumentando un po’ il volume, e si fermano dai cembali a terra. Nadia dietro a sinistra, Anto dietro a destra, Galliana avanti a sinistra, Susanna avanti a destra.
Cominciano a essere percorse da una corrente di energia dal basso all’alto, che anticipa la musica. Convulsioni. Come se un filo le tirasse su.

Luce: bianca e gialla
Musica: Traccia 3, tamburi kodo, circa 45 sec

Si alzano, fanno tre giri su se stesse poi al centro 3 volte, poi indietro 3 rotazioni e stop chinate
 
Musica: Traccia 4, voce preregistrata

Entra Dionoso Laura lentissimo
 
Dioniso-Mascera:
Eccomi giunto a questa terra dei Tebani,
io Dioniso, figlio di Zeus, che Sémele figlia di Cadmo
un giorno partorì alla vampa della folgore.
Dio mutato in uomo, sto presso le corrènti di Dirce e l’acqua dell’Ismeno.
Lasciati i terréni ricchi d’oro dei Lidi e dei Frigi
mi sono spinto alle pianure della Persia battute dal sole,
alle fortezze della Battriana e alle lande tempestose dei Medi
e all’Arabia felice e a tutta quanta l’Asia che si estènde lungo il mare salato,
alle sue città bèn turrite, popolate da intrécci di Grèci e di Barbari.
E dOpo avere introdotto anche là i miei cori e avervi istituito i miei mistèri
sono giunto, prima tra le città grèche, a questa città,
affinché ai mortali sia chiaro che sono un dio.
E qui a Tebe, per la prima volta in terra grèca,
ho suscitato il grido sacro, e ho fatto indossare la pelle di cerbiatto,
e ho fatto impugnare il tirso, dardo d’ edera.
Le sorelle di mia madre
– proprio loro, che meno di chiunque altro avrèbbero dovuto farlo –
andavano dicèndo che Dioniso non èra figlio di Zeus,
E’ per questo che le ho cacciate fuori dalle loro case sotto il pungolo della follia
e adesso dimorano sui monti, in delirio,
e le ho costrette a indossare i paraménti dei miei riti.
Questa città, anche se non vuole,
dève capire che cosa significa non essere ancora iniziata al mio culto.
Cadmo ha affidato a Penteo, figlio di sua figlia, le prerogative regali,
ed egli fa guerra al mio culto, e mi esclude dalle offerte rituali
e si diméntica sèmpre di me nelle invocazioni.
Per questo a lui e a tutti i Tebani io mostrerò che sono un dio.
E se Tebe, nella collera, tènterà di riportare con le armi le baccanti giù dalle montagne,
scénderò in campo alla testa di un esercito di menadi:
è proprio per questo che ho depOsto la mia forma divina,
e ho préso le sembianze di un umano.
Avanti, mio tìaso, voi che avete lasciato il Tmolo, baluardo della Lidia, (braccia in alto)
voi donne che ho portato con me dalle gènti barbare, 
mie compagne di sosta e di viaggio, 
levate in alto i timpani frigi, inventàti da Rhea Madre e da me! (Bacc. agitano i cimbali)
Accorrete qui intorno alla reggia di Pénteo (più in lato le braccia) 
e fateli risuonare, affinché vi veda la città di Cadmo!
Io vado dove sono le baccanti, nelle valli del Citerone, 
per unirmi alle loro danze.
 
Arretra ed esce
 

Bakchai - Scena2

 
coro: (tutte con voci sfalsate sciamaniche)
 "Dalla terra di Asia,
lasciato il sacro Tmolo, sono accorsa qui,
dolce travaglio, fatica che è buona fatica,
per celebrare bacco gridando l’euoé.
Chi è per la via, chi è per la via? (lentamente e sussurrano insieme)
Chi è nella casa?
Fate largo
e che ognuno consacri la propria bocca al silènzio. (dito alla bocca)
Con le invocazioni rituali
canterò Dioniso."
 
(chi parla si alza.)
 
Galliana:
"O beato
colui che conoscèndo le iniziazioni degli dei
vive felice nella purezza
e si fonde con il tiaso
baccheggiando sulle montagne
con sacre purificazioni
e celebrando i riti della grande madre Cibele,
agitando il tirso, incoronato di edera,
si fa servitore di Dioniso!
Forza, baccanti! Forza, baccanti!
Scortatelo qui, Bromio,
il dio figlio del dio,
Dioniso,
dalle montagne di Frigia
alle vaste vie della Grecia,
lui, Bromio!"
 
Tutte:
Chi è per la via, chi è per la via? (si alzano)
Chi è nella casa?
Fate largo
e che ognuno consacri la propria bocca al silènzio.
Con le invocazioni rituali
canterò Dioniso.
 
Nadia:
"Lui che un giorno la madre (enfatico)
che lo portava nel grèmbo partorì
costretta dalle doglie
quando la folgore di Zeus spiccò il volo,
e perse la vita sotto il colpo del fulmine;
e subito lo accolse Zeus figlio di Crono
nascondèndoselo nella coscia
sigillandolo con fermagli d’oro
per occultarlo allo sguardo di Hera."
 
Tutte:
"Chi è per la via, chi è per la via?
Chi è nella casa?
Fate largo
e che ognuno consacri la propria bocca al silènzio.
Con le invocazioni rituali
canterò Dioniso."
 
Antonietta:
"O Tebe che hai nutrito Sémele,
incoronati di edera!
Germ0glia, germ0glia
Di vérde smìlace dai bei frutti!
Celebra bacco con rami di quercia o di abete,
indossa le pelli screziate di cerbiatto
cingile con intrecci di candida lana!
Consacrati con i tirsi violènti!
Bèn presto danzerà tutta la terra,
quando Bromio guiderà i tiasi
verso il monte, verso il monte,
dove risiède l’orda delle donne:
lontano dai telai, lontano dalle spole
le ha incalzate il pungolo di Dioniso."
 
Tutte:
"Chi è per la via, chi è per la via?
Chi è nella casa?
Fate largo
e che ognuno consacri la propria bocca al silènzio.
Con le invocazioni rituali (agitare cembali alzando braccio)
canterò Dioniso."
 
Susanna:
"E’ dolce, sui monti
abbattersi a terra dal tiaso lanciato in corsa,
indossando la pelle sacra del cerbiatto,
braccando il sangue del capro immolato,
nella gioia di divorare carne cruda,
slanciandosi verso le montagne della Frigia e della Lidia:
è lui a guidarci, Dioniso.
Euoé
Scorre latte sulla terra
scorre vino scorre nettare delle api.
Come fumo d’incènso siriaco
Bacco lèva in alto dal tirso
la rossa vampa della torcia di pino,
si slancia, incita alla corsa, alla danza
chi si perde per via
lo eccita con grida
librando al vènto i suoi capelli morbidi
e così tuona tra le urla degli euoé:
“Accorrete, accorrete, baccanti, (le altre si alzano)
vanto del Tmolo dalle corrènti d’oro,
cantate Dioniso al cupo rimbombo dei timpani,
esaltate con l’euoé il dio dell’euoé
con le urla e le grida di Frigia,
quando il flauto sacro dal dolce suono
risuona di note sacre,
al ritmo delle baccanti che corrono
al monte, al monte”.
Gioisce come puledra che pascola con la madre,
balzando rapida, la baccante."
 
Luce più bassa
Musica Traccia 5, Paola, Tis odos
Paola entre centrale ed esce con tutte
Michele sale scale
 

Bakchai - Scena3

 
Luce bianca
 
Tiresia: (entrando dal pubblico con corona edera in testa abito bianco, cieco entra lentamente tastando il suolo col bastone)
Chi c’è alla porta?
Chiamate fuori Cadmo, il figlio di Agènore
che lasciò la città di Sidone e circondò di mura questa fortezza dei Tebani.
Qualcuno si muova! (rivolto al pubblico agita tirso)
Riferitegli che c’è Tiresia, che lo cérca.
Lui sa perché sono venuto qui, e su cosa ci siamo accordati,
io già anziano ed egli ancora più vecchio:
impugnare i tirsi, indossare le pelli di cerbiatto (agita tirso)
e incoronarci il capo con germOgli di edera.
 
Cadmo: uscendo dalla porta con tirso e corona di edera in testa ed in mano
O carissimo, da déntro casa
ho udito la tua voce sapiènte di uomo sapiènte, e l’ho riconosciuta.
Eccomi qui, pronto, con i paraménti del dio, Dioniso,
che è figlio di mia figlia e si è già rivelato dio agli umani:
dobbiamo farlo divèntare ancora più grande,
per quanto è in nostro potere.
Dove si dève danzare?
Dove posare il piède e agitare la testa imbiancata?
Guidami tu, Tiresia, (lo tocca) vecchio che guida un altro vecchio: tu sei sapiènte.
Io non mi stancherei mai, notte e giorno,  (batte con il tirso)
di battere il suolo con il tirso: che gioia,
ci siamo dimenticati di essere vecchi!
 
Tiresia: Anch’io mi sènto giovane e prènderò parte alle danze.
Cadmo: Saremo gli unici, in tutta la città, a danzare per il dio Bacco?
Tiresia: Sì, perché siamo gli unici a essere saggi: gli altri non capiscono niènte.
Cadmo: Bando agli indugi: stringi la mia mano. (porge la mano)
Tiresia: Ecco. E tu prèndi la mia, tiènila stretta. (prende la mano)
Cadmo: Non disprezzo gli dei: sono un mortale. 
Tiresia: C’è poco da fare i sofisti, con gli dei.
Le tradizioni degli antenati, antiche come il tèmpo,
non c’è ragionamento che possa abbatterle,
neanche con le escogitazioni della mente più eccelsa.
Qualcuno dirà che non mi vergOgno della mia vecchiaia,
se mi accingo a danzare con la testa incoronata di edera. (abbozza passi di danza)
Ma il dio non sta a fare distinzioni tra giovane e vecchio
quando si tratta di danzare:
vuole ricevere onori comuni da tutti,
e che tutti lo celebrino sènza eccezioni. (Pènteo arriva da dx)
 
Cadmo: Poiché tu, Tiresia, non vedi questa luce,
io ti farò da profeta, con le mie parole.
Ecco che Pénteo si sta affrettando verso casa,
il figlio di Echìone, al quale ho concesso il potere su questa terra.
Come è stravolto! Quale cattiva notizia avrà da darci?
Pènteo: Mentre mi trovavo fuori da questo paése,
ho udito le nuove svènture di questa città,
le donne che hanno abbandonato le nostre case fingèndo possessioni bacchiche
e fanno scorribande sulle sélve montane
tributando onori al dio novello, Dioniso, chiunque esso sia;
Ma a Bacco antepongono Afrodite.
Ma io le incatenerò con caténe di ferro
E le farò desistere da questo baccheggiare depravato.
Dicono anche che sia venuto uno stranièro,
uno stregone ciarlatano dai riccioli biondi e profumati,
dall’incarnato color del vino, che ha negli occhi la grazia di Afrodite:
notte e giorno, con il pretesto delle iniziazioni bacchiche,
si accompagna alle donne giovani.
Ma se lo sorprènderò sotto questo tetto,
gli spiccherò la testa dal collo.
Ma ecco un’altra meraviglia.
Vedo Tiresia, lo scrutatore di portènti,
e con lui il padre di mia madre, che baccheggia con il tirso!
Ridicolo.
No, non voglio vederla la vostra vecchiaia demènziale!
Non vuoi buttare via l’edera? A TIRESIA
Non vuoi liberare la tua mano dal tirso, tu, il padre di mia madre? A CADMO
Sei stato tu a fargli venire queste idèe, Tiresia.
Tu miri a introdurre tra gli uomini questo nuovo dio
per poter continuare a scrutare il volo degli uccelli
e lucrare dall’osservazione delle vittime nei sacrifici.
Se non ti avessero difeso i tuoi capelli bianchi
ti saresti già ritrovato a sedere nel mucchio delle baccanti, legato,
perché introduci iniziazioni perverse:
quando le donne sono ammesse alla gioia del vino nei banchetti,
io dico che non c’è più niènte di sano nei riti.
 
Tiresia: Questo dio nuovo, che tu prèndi in giro,
io non sarei in grado di dirti quale sarà la sua grandezza in Grecia.
Questo dio è profeta: il delirio bacchico dona grandi capacità divinatorie:
quando il dio, in tutta la sua potènza, entra in un corpo,
fa vaticinare il futuro agli invasati.
E lo vedrai anche tra le rupi di Delfi
balzare con le torce di pino nella pianura tra le due vétte
agitando e scuotèndo il ramo bacchico, grande in tutta la Grècia. (esaltato enfatico)
Su, dammi retta, Pènteo,
accogli nella tua terra il dio, versa libagioni, baccheggia,
e cingiti il capo con la sua corona.
Non mi lascerò sedurre dalle tue parole, non combatterò contro il dio.
 
Cadmo: O figlio, Tiresia ti ha consigliato bène. SI RIVOLGE A PENTEO
Vièni dalla nostra parte, non metterti al di fuori della giusta norma.
Adesso stai delirando e sragioni.
Anche se egli non fosse un dio, come tu sostièni dillo, ma tra te e te.
E racconta una bugia opportuna, dì che lo è:
così sembrerà che Sémele abbia partorito il dio
e ne trarremo onore noi e tutta la stirpe.
Guarda la fine atroce di Attéone,
sbranato nei prati dalle cagne sanguinarie che lui stesso aveva allevato,
perché si èra vantato di essere più bravo di Artemide nella caccia.
Che tu possa non fare la sua stessa fine!
Vièni qui, ti incoronerò la testa di edera: rèndi onore al dio con noi!
Cerca di incoronare Penteo
 
Pènteo: Giù le mani! Reagisce bruscamente
Vattene a baccheggiare e non contaminarmi con il tuo delirio!
Glièla farò pagare, a questo maestro della tua follia.
Presto, qualcuno vada agli scranni da dove Tiresia scruta gli uccelli!
(guardando al pubblico) Scardinateli con le sbarre, abbatteteli, buttate all’aria tutto quanto,
disperdete le sue bènde ai vènti e alle tempeste!
E’ questo il modo migliore per mordergli l’anima.
Andate nella città, e braccate lo stranièro dalle forme femminili.
E se lo catturate, portatemelo qui in caténe,
affinché crèpi sotto i giusti colpi della lapidazione,
e veda quanto è amaro il baccanale di Tebe.
 
Esce
 
Tiresia: Sciagurato, non sai quello che dici.
Già prima vaneggiavi, e ormai sei fuori di te.
Ma noi muoviamoci, Cadmo,
e per il bène suo e della città, anche se costui è un selvaggio,
chiediamo al dio di non colpirci.
Seguimi, con il bastone ricoperto di edera,
cerchiamo di sorreggerci l’un l’altro:
due vecchi che cadono sarèbbe una vergOgna.
Ma accada quel che accada:
dobbiamo servire Bacco, figlio di Zeus.
Che Pénteo non rèchi strazio al tuo palazzo, Cadmo.
Non parlo da indovino, ma da uomo che ha esperiènza delle cose.
E’ impazzito, e dice cose da pazzo.
 
Musica, traccia 6: Paola To Sophon 1 minuto, entra ed esce dal centro
 
ESCONO DALLA PARTE DEL PUBBLICO SORREGGENDOSI RECIPROCAMENTE
 
ESCE PENTEO

Bakchai - Scena4

 
LUCI CANGIANTI
 
MUSICA: TRACCIA 7
 
BALLO DELLE BACCANTI
 
ENTRANO RUOTANDO COME DERVISCI BARICENTRO BASSO, UN PALMO A TERRA E UNO AL CIELO. PRENDONO CEMBALI E FANNO 3 PIU’ 3 ROTAZIONI. POI FANNO 3 GIRI SULL’ASSE E L’8 CON CEMBALO E TUTTO IL CORPO. POI FERME INARCATE INDIETRO E POI TRASCINATE DAL VENTO VANNO AL CENTRO 3 VOLTE CON EUOE. POI CAOTICO IN DIAGONALE SOFFIANDO POI AL CENTRO E TORNANO INDIETRO FINALE EUOE A TERRA
 
NADIA: Devozione, sovrana degli dei, DEVOZIONALE 
devozione che libri la tua ala dorata sulla terra, 
le hai udite queste parole di Penteo? 
Hai sèntito la sua empia tracotanza 
nei confronti del Bromio, il figlio di Semele,
il primo tra gli dei felici 
nelle feste dalle belle corone? 
Sono sua prerogativa 
il tiaso con le danze, 
le risate al suono del flauto, 
e la cessazione degli affanni, 
quando lo splèndore del grappolo 
giunge nella mènsa consacrata agli dei 
e nei conviti ornati di edera 
il calice ammanta di sOnno gli uomini.
 
EUOE’ FORTE BRACCIA IN ALTO NON DIMENTICARE EUOE
 
ALTRE: EUOE
 
Galliana: L’esito di parole sfrénate, 
di stoltezza che non conosce légge 
è la svèntura: 
vita tranquilla e saggezza 
stanno al riparo dalle tempeste 
rinsaldano le case. 
Anche se dimòrano nell’etere 
i Celesti scorgono le vicènde dei mortali. 
Il sapere non è sapiènza 
e neanche il meditare l’oltreumano: 
brève, la vita. Per questo, 
chi inségue cose troppo grandi 
non ottiène neanche ciò che è presènte. 
A mio parere, 
così fanno i pazzi, gli ottenebrati.
 
EUOE’ FORTE BRACCIA IN ALTO
 
ALTRE: EUOE
  
SUSANNA: O se potessi andare a Cipro,
l’isola di Afrodite, 
dove hanno dimòra gli Amori 
che raddolciscono l’animo ai mortali, 
e a Faro, fecondata sènza pioggia 
dal delta a cènto bocche 
del fiume barbarico, 
oppure alla sède bellissima delle Muse, 
la Pieria, veneranda pèndice dell’Olimpo,! 
Portami là, Bromio, Bromio, 
dio dell’euoé, guida delle baccanti! 
Là sono le Càriti, là è Pothos: 
là alle baccanti 
è lécito officiare il rito.
 
EUOE’ FORTE BRACCIA IN ALTO
 
ALTRE: EUOE
 
Antonietta: il figlio di Zeus 
Si rallegra dei conviti 
Ama Eiréne che dona ricchezza, 
la dea nutrice dei giovani. 
Al ricco, al povero, 
in uguale misura concesse 
la gioia del vino ignaro di affanni: 
detesta chi non ha a cuore queste cose: 
alla luce del giorno, nelle amabili notti, 
continuare a vivere nella gioia 
e tenere il cuore e la mente sapiènti 
lontano da uomini che oltrepassano il limite. 
Quanto la gènte più umile 
ritiène sua légge ed esegue, 
questo io accolgo per me.
 
EUOE’ FORTE BRACCIA IN ALTO
 
ALTRE: EUOE
 
LUCE ROSSA
 
MUSICA TAMBURO TRACCIA 8 25 SECONDI CIRCA
 
RACCOLGONO CEMBALI ARRETRANO E ESCONO AGITANDOLI.
 
ENTRA DIONISO PORTATO DA PENTEO CON CORDA CHE LASCERA’ PER BACC.
 

Bakchai - Scena5

 
MUSICA VOCE PREREGISTRATA TRACCIA 9
 
Pènteo: Hai riccioli fluènti, ma certo non da lottatore, 
e cadono sciolti fin sulle guance, e traboccano di seduzione. 
La tua pelle è ricercatamente candida, 
perché ti ripari all’ombra e eviti di esporti ai raggi del sole, 
per riuscire a catturare Afrodite, con la tua bellezza. 
Ma innanzitutto dimmi da che stirpe discéndi.
 
Diòniso: SI GIRA VERSO PENTEO Nessun vanto, è facile a dirsi: 
conosci il Tmolo fiorito? Ne hai sèntito parlare? 
Pènteo: Sì, lo conosco. 
Diòniso: E da lì che vengo, e la mia patria è la Lidia. 
Pènteo: E da dove hai preso queste iniziazioni che porti in Grècia? 
Diòniso: E’ stato Dioniso a introdurmi, il figlio di Zeus. 
Pènteo: Ti ci ha indotto di notte con un sOgno o ti è apparso davanti agli occhi in pièna veglia? 
Diòniso: Faccia a faccia, e mi ha affidato i suoi rituali.
Pènteo: E che forma hanno per te, questi rituali?
Diòniso: Non possono essere rivelati a chi non sia iniziato.
Pènteo: Afférmi di avere visto chiaramente il dio: com’èra?
Diòniso: Come voleva: non stava certo a me deciderlo.
Pènteo: Celebri i riti di giorno o durante la notte?
Diòniso: Perlopiù di notte: la tenebra porta sacralità. SI VOLTA DALL’ALTRA PARTE
Pènteo: Ti rinchiuderò nella prigione.
Diòniso: Verrà il dio stesso a liberarmi, quando vorrò.
Anche adesso è qui vicino e vede quello che mi fai.
Pènteo: E dove sarèbbe? Non lo vedo. SI GUARDA INTORNO SGOMENTO
Diòniso: Qui da me. Ma tu non lo vedi perché sei empio.
Pènteo: AL PUBBLICO: Agguantatelo! Quest’uomo disprezza me e la città di Tebe.
Diòniso: Non sai quello che dici, né quello che fai, né chi sei.
Pènteo: Sono Pènteo, figlio di Agave, e mio padre è Echìone.
Diòniso: Nome che bèn si adatta alla sciagura. RAGGELANTE
Pènteo: Vattene via di qui!
AL PUBBLICO Legatelo nei pressi delle scuderie, perché veda tenebra su tenebra. 
Vai là, a fare le tue danze!
Diòniso: Vado. Ma non posso subire quello che non dèvo.
Sarà Dioniso a farti scontare questi oltraggi, anche se tu dici che non esiste.
Fai torto a me, ma è lui che trascini in caténe.
 
ESCE DIONISO LASCIANDO CORDA
 
ESCE PENTEO

Bakchai - Scena6

 
LUCE GIALLA
 
MUSICA TRACCIA 10 : PAOLA SYNTHEMA 1.20 MIN.
 
PAOLA CON DADI E SPECCHIO ENTRA A SIN.
 
RITO DELLO SPECCHIO INTORNO AL TOTEM, LAURA PORTA TESTA TOTEM POI SUSANNA NADIA ANTO GALLIANA
 
Nadia: O figlia di Acheloo,
Dirce, sovrana, vérgine,
tu un giorno accogliesti nelle tue fonti il figlio di Zeus,
quando Zeus che lo aveva generato
lo sottrasse al fuoco immortale
e lo sigillò nella sua coscia gridando così:
 
Antonietta: “Vièni, Ditirambo,
entra nel mio grèmbo virile:
Svelo a Tebe, O Bacco,
che dève chiamarti con questo nome”.
E tu, Dirce beata,
mi respingi adesso che ho portato in te
i tiasi adorni di corone.
Perché mi rifiuti? Perché mi sfuggi?
Ancora, per la grazia che ricevi dalla vite
e dai grappoli di Dioniso, ancora
ti starà a cuore Bromio.
 
Susanna: Quale, quale furia
rivela Pènteo, stirpe della terra, nato dal serpènte,
generato da Echìone terrestre,
mostro feroce, non umano mortale,
assetato di sangue come un gigante nemico degli dei!
Lui che bèn presto serrerà nei lacci
me, che appartengo a Bromio,
e già déntro il palazzo
occultato in una prigione buia
tiène il mio compagno di tiaso.
Li vedi, o figlio di Zeus, Dioniso,
i tuoi profeti che si scontrano con la necessità?
Vieni giù dall’Olimpo, sovrano, scuotèndo il tirso dorato!
Inchioda la tracotanza di quest’uomo sanguinario!
 
Galliana: Dove guidi i tiasi con il tirso, o Dioniso?
A Nisa nutrice di fière
o sulle vétte del Parnaso?
Forse negli antri boscosi dell’Olimpo, 
dove un tèmpo Orfeo suonando la cétra 
radunava le piante con le sue melodie, 
radunava le béstie selvatiche. 
Te beata, o Pièria, 
ti onora il dio dell’euoé 
e verrà a danzare nei riti bacchici 
alla guida delle menadi vorticanti
attraversando l’Assio dalle corrènti rapide 
e il Lidia, padre di felicità per i mortali 
donatore di abbondanza: 
ho sèntito dire che con le sue acque meravigliose
feconda una terra dai bei cavalli
 

Bakchai - Scena7

 
FUMO
 
LUCE ROSSA ALTERNATA A GIALLA
 
MUSICA TRACCIA 11 VOCE FUORI CAMPO CON TERREMOTO
 
Ascoltate la mia voce! Ascoltate!
IÓ baccanti! IÓ baccanti!
 
DI QUI IN POI SPOSTAMENTI VELOCI DELLE BACCANTI VEDI SCHEMA SUS.
 
Galliana, TUTTE: Chi è? Chi è? 
Da dove mi ha chiamato con il suo grido 
il dio dell’euoé?
 
Diòniso: IÓ IÓ ripeto il mio grido,
io, il figlio di Sémele, il figlio di Zeus.
 
Antonietta, TUTTE:
Scuoti il suolo della terra, Signora dei terremoti!
 
DIONISO RULLO DI TAMBURI
  
Nadia, TUTTE: Presto il palazzo di Penteo verrà scosso, crollerà al suolo.
C’è Dioniso nelle stanze.
Veneratelo.
 
Diòniso: Appicca la vampa di folgore fulgènte! RULLO TAMBURI 
Brucia brucia il palazzo di Penteo! 
SUSANNA: Abbattete al suolo i vostri corpi scossi dai trèmiti,
abbatteteli al suolo, o menadi
 
TUTTE A TERRA
 
SEMI BUIO A LUNGO
 
MUSICA TRACCIA 12 TAMBURO LENTO 20 SECONDI
 

Bakchai - Scena8

 
Luigi: (mantello nero, maschera dorata)
Folle, Penteo, che nel nome porti lo strazio, 
tu che osasti sfidare il signore dell’ebbrezza e della sapiènza, 
Dioniso che diffonde i mistèri tra gli umani, 
misteri di estasi, mistèri che conducono oltre l’umano. 
Folle, stupido Pènteo, uomo del potere, che nel nome porti lo strazio, 
tu che non sapesti vedere nello stranièro il dio, 
e adesso dovrai cadere nella sua rete che ride, 
ridicolménte ottenebrato dai tuoi pensièri, 
quando avrésti dovuto crédere, 
crédere e contèmplare. 
Folle, troppo raziocinante Pènteo, uomo di un sapere limitato, 
che pagherai con la tua testa la tua tracotanza, 
e sperimenterai nella dissoluzione della morte 
l’estasi che potevi vivere nella gioia. 
Cièco, non vedésti nello stranièro dalle belle forme il dio, 
e adèsso egli si è liberato, e ti trascinerà nell’inganno che libera, 
farà di te un iniziato ai suoi misteri 
a prezzo della tua vita. 
Eccolo, lo stranièro che è il dio, e ti convoca. 
 
LUCE GIALLA 
MUSICA ANCORA TRACCIA 12 TAMBURO LENTO 
ESCE LUIGI
RIENTRA DIONISO LAURA RIENTRA PENTEO

Bakchai - Scena9

 
Pènteo: Vicino, come fiamma, divampa questa violènza sfrénata delle baccanti, 
grande vergogna per noi, agli occhi di tutti i Grèci. 
Attaccheremo le baccanti.  
 
TRACCIA 13 VOCE PREREGISTRATA
 
Diòniso: Non ti lasci persuadére, Pènteo, nonostante quello che ti ho detto. 
Ma anche se mi tratti male, io ti metto in guardia: 
non dèvi prèndere le armi contro il dio. 
Vuoi scrutarle sui monti, le Baccanti, radunate insième?
Pènteo: Certo, e sarei dispOsto a pagare questa possibilità a peso d’oro. LENTO
Diòniso: Allora indossa una veste di bisso.
Pènteo: Che cosa vuol dire? Dèvo farmi donna, da uomo che sono? LENTO
Diòniso: Per evitare che ti uccidano, se ti vedono là con sembianze virili.
Mi ha istruito Dioniso.
Ti vestirò io. Entriamo.
 
PAUSA REGISTRAZ CONTARE A 4
 
Diòniso: (Uscendo si gira e fa un gesto con il braccio)
Donne, l’uomo è nella rete:
andrà dalle baccanti e pagherà con la morte, come è giusto. 
 
Pènteo Entra nella casa e si veste da donna

Bakchai - Scena10

 
Luce sul blu
  
Musica: traccia 14, vento
 
CORDA DI LENZUOLO TENUTA DA BACCANTI CHE LA FANNO CIRCOLARE E COMPIONO GESTO CON MANO. VANNO A DESTRA. ANTO A SINISTRA
 
Antonietta: (con tirso) Tutta la notte, nelle danze,
muoverò il mio candido piède baccheggiando,
rovesciando il mio collo
verso il cièlo prégno di rugiada
come cerbiatta che gioca
gioiosa nell’erba del prato,
quando trova scampo dalla caccia che la atterrisce,
sfuggèndo ai custodi,
superando le reti bèn intrecciate,
e il cacciatore lancia il suo grido
e affretta la corsa dei cani
ed essa benché spossata
come vènto di tempesta, veloce,
si slancia verso la pianura che costeggia il fiume,
e gioisce di luoghi dove non c’è anima viva
e della sélva rigogliosa, dalle chiome ricche di ombra.
 
Che cos’è la sapiènza? TUTTE
O quale dono degli dei ai mortali
è più bello che imporre la mano vittoriosa
sulla testa del nemico?
Si ama sèmpre ciò che ci piace.
   
Antonietta:
Avanza lènta, ma è certa
la potènza divina.
Raddrizza coloro tra i mortali
che onorino l’indifferènza
e nel delirio della loro illusione
non rèndano onore agli dei.
 
Che cos’è la sapiènza? TUTTE
O quale dono degli dei ai mortali
è più bello che imporre la mano vittoriosa
sulla testa del nemico?
Si ama sèmpre ciò che ci piace.
 
Antonietta:
Beato chi fugge alla tempesta marina
e raggiunge il porto.
Beato chi riesce a librarsi al di sopra degli affanni. 
In modi diversi
l’uno sopravanza l’altro in ricchezza e potènza.
 Speranze innumerévoli, per innumérevoli umani:
le une hanno esito felice per i mortali,
altre invéce diléguano. 
Chi ha vita felice giorno per giorno,
costui io ritengo beato.
 
Che cos’è la sapiènza? TUTTE
 
O quale dono degli dei ai mortali
è più bello che imporre la mano vittoriosa
sulla testa del nemico?
Si ama sèmpre ciò che ci piace.
 
Si chinano
 
Luce: buio; fumo poi luce rossa
 
Musica: vento, traccia 14, un minuto e trenta o più
 

Bakchai - Scena11

 
Susanna, Galliana, Antonietta, Nadia alzano braccia
da dietro Luigi e Laura scoprono totem
Michele testa di toro a sinistra
Musica: toro, voce preregistrata, traccia 15
 
Tu che vuoi vedere quello che non dève essere visto
e smani di fare ciò che non dève essere fatto, 
dico a te Pénteo, esci fuori di casa, fatti vedere, 
addobbato da donna, da menade, da baccante, 
spia di tua madre e della sua schièra: 
Sémbri proprio una delle figlie di Cadmo.
 
Entra Angelo vestito da donna
 
Pènteo: Mi sémbra di vedere due soli e due Tebe dalle sette porte,
e mi sémbri un toro tu che mi fai da guida,
e che ti siano spuntate delle corna sulla testa.
èri forse una fièra? Ora sei sicuramente un toro.
 
Diòniso: Ci scorta il dio, che prima non ci èra propizio,
ma adesso è nostro alleato. Ora tu vedi quello che devi vedere.
Tremèndo tu sei, tremèndo,
e vai a vicissitudini tremènde.
Troverai una gloria che tocca il cièlo.
Tèndi le mani, Agave, e voi, figlie di Cadmo, generate dallo stesso seme:
conduco questo giovane a un grande ciménto.
Ma a vincere saremo io e Bromio.
Il resto, lo diranno gli evènti.
 
Diòniso-Michele va in fondo a destra con Pènteo-Angelo che si inginocchia e gesticola
 

Bakchai - Scena12

 
Musica: vento, traccia 14, 40 sec.
 
Antonietta si unisce alle altre
 
Prendono posizione ferme con braccia tipo appendiabito.
 
2 passi avanti
 
ARTIGLI A DX E A SINISTRA. POI CENTRALE E IN SU
 
MICROMOVIMENTI MENTRE LE ALTRE RECITANO
 
Galliana: Andate, cagne veloci di Lyssa, andate sul monte, str.
dove si riuniscono nel tiaso le figlie di Cadmo,
scatenatele contro l’uomo vestito da femmina,
che spia le menadi, nel suo delirio.
Sarà sua madre per prima a vederlo
mentre spia da una roccia levigata
o da uno sperone aguzzo,
e urlerà alle menadi:
 
Susanna: “Chi è costui che sul monte sul monte
è venuto è venuto, o baccanti,
per stanare le figlie di Cadmo
che si slanciano in corsa su tragitti montani?
Chi lo ha messo al mondo?
Non lo ha generato sangue di donna,
ma è progenie di una leonessa
o delle GOrgoni libiche.
 
NADIA: lui che, con mente ingiusta e furia sacrilega ant.
si slancia contro i tuoi riti, o Bacco,
e contro i riti di tua madre,
con animo folle, impeto di delirio,
per vincere con la violènza ciò che è invincibile.
 
Antonietta:  Appari in forma di toro ep.
o di serpe dalle molte teste 
o di leone che spira fuoco! 
Vai, o Bacco, con vOlto che ride 
scaglia una rete di morte 
intorno al cacciatore delle baccanti 
che è caduto nell’orda delle menadi! 
  
MUSICA DIAMANDA GALAS TRACCIA 16
 
LUCE: BUIO
 
URLO TUTTE ADDOSSO A PENTEO IN PROSSIMITA’ USCITA.
 
ESCE PENTEO ESCE MICHELE TESTA TORO
 
LUCE GIALLA
 
MUSICA TAMBURO LENTO TRACCIA 12
 

Bakchai - Scena13

 
Galliana: Messaggero-menade
C’èra una conca incastonata tra rupi scoscése,
lì stavano le menadi, con le mani affaccèndate in occupazioni gradévoli.
E Pènteo, l’infelice, poiché non riusciva a scorgere l’orda delle femmine,
così disse: “O stranièro, da questa postazione
non riesco a raggiungere con lo sguardo quelle menadi corrotte e bastarde.
Ma, salèndo su un abete,
potrei vedere chiaramente le loro pratiche oscène.
Fu allora che assistei al prodigio dello stranièro:
agguantava la cima del ramo di un abete, altissimo,
e lo tirava giù, lo tirava, lo tirava fino alla terra nera,
curvandolo fino al suolo
Una volta piazzato Pènteo sul ramo di abete,
allentò piano piano la presa, e lasciò che si impennasse,
ma sènza disarcionarlo: si levò dritto al cièlo, in alto,
e sulla sua groppa stava seduto il mio padrone.
Più che vedere le menadi, fu avvistato da loro.
E non lo si èra ancora visto a cavalcioni là in cima,
che lo stranièro èra già sparito,
e una voce dal cièlo (la voce di Dioniso, credo) gridò:
“O fanciulle, vi ho portato colui che vuole irridere voi, me e i miei riti:
fate vendetta!”. Mentre diceva queste parole,
rifulse tra cièlo e terra la luce di un fuoco sacro.
Ed esse, che non avevano udito chiaramente quella voce,
si rizzarono in pièdi e volsero le pupille tutto intorno.
Ma appena riconobbero con chiarezza l’ordine di Bacco,
le figlie di Cadmo rapide come colombe balzarono
[ in corsa frenetica, la madre Agave e le sue sorelle generate dallo stesso seme, ]
e tutte le baccanti con loro.
E quando scorsero il mio padrone seduto sull’abete,
innanzi tutto lo colpirono con un lancio violènto di piètre
e gli scagliarono addosso rami di abete come dardi.
Infine, forzandole con rami di quercia,
cercavano di svellere le radici,
Ma poiché non riuscivano a raggiungere lo scopo dei loro sforzi,
Agave disse: “Forza, menadi, formate un cérchio
e afferrate il tronco, per catturare questa béstia che si arrampica sugli alberi
e impedirle di rivelare le cerimonie occulte del dio!”.
E quelle accostarono una sola innumerevole mano all’abete, e lo divelsero dal terrèno.
Sedeva su in alto, e dall’alto precipitò a terra, Pènteo, levando laménti infiniti.
Si èra accorto di essere sull’orlo della rovina.
Fu sua madre per prima, poiché èra la sacerdotessa,
a dare inizio al massacro, e si avvèntò contro di lui.
Allora si tolse via la bènda dal capo
affinché l’infelice Agave lo riconoscesse e gli risparmiasse la vita,
e sfiorandole la guancia le dice:
“Sono io, madre, Pènteo, tuo figlio, che hai partorito nella dimora di Echìone.
Pietà, madre, non uccidere tuo figlio per i miei errori!”
Ma lei, sbavando e vorticando le pupille stravolte,
incapace di intèndere ciò che doveva intèndere,
èra posseduta da Bacco, e non si lasciva convincere.
Gli agguanta il braccio sinistro, punta i pièdi contro il suo fianco
e gli strappa via una spalla, ma sènza sforzo,
perché èra il dio ad aggiungere forza alle sue mani.
Ino portava a termine l’opera dall’altro fianco, scarnificandolo.
Si accalcavano AutOnoe e tutta l’Orda delle baccanti.
èra un unico grido.
Pènteo levava laménti, finché gli restava fiato, e loro esultavano, urlando.
Una si portava via un braccio, un’altra il piède con il calzare.
Tutte quante con le mani grondanti di sangue
giocavano a palla con i brandelli di carne di Pènteo. (passo avanti)
Giace a pezzi il suo cadavere, disseminato
nelle macchie folte del bosco: difficile, cercarlo.
La madre si è ritrovata nelle mani la testa sciagurata,
l’ha piantata sulla punta del tirso, pènsando che si trattasse di un leone delle montagne,
e se la porta per tutto il Citerone,
lasciando le sue sorelle alle danze delle menadi.
E adesso, gloriosa della sua prèda disgraziata,
è arrivata qui all’interno delle mura
e invoca Bacco, lo chiama compagno di caccia,
complice della cattura, glorioso trionfatore: ma è trionfo di lacrime.
Io me ne vado via da questa sciagura
prima che Agàve arrivi nel palazzo.
Coltivare saggezza e venerare gli dei: è questa la cosa migliore.
Pènso che questo sia il possesso più ricco di sapiènza
di cui possano avvalersi i mortali.
 

Bakchai - Scena14

 
LUCE ROSSA E BIANCA
 
Agàve(Susanna): (interagendo con baccanti Nadia e Anto che rientrano e si chinano con tirsi dritti)
Baccanti d’Asia!
Portiamo dai monti alla casa
un tralcio di edera appena reciso,
prèda fortunata.
Sènza reti l’ho acciuffato
questo giovane germOglio < di leone selvaggio>,
come puoi vedere.
Nadia: Chi è stata a colpirlo?
Agàve: Il privilegio spetta a me prima di Ogni altra.
Agàve beata mi chiamano nei tiasi.
Antonietta:  E chi altra?
Agàve: le figlie di Cadmo
dOpo di me dOpo di me
colpirono questa bélva: battuta di caccia fortunata.
Prèndi parte al banchetto! ant.
Galliana:   A che cosa dovrei prèndere parte, svènturata?
Agàve: E’ un vitellino da latte,
e da poco gli è fiorita sulle guance la peluria
sotto un élmo di capelli morbidi.
Nadia:  Te ne vanti?
Agàve:  E’ la mia gioia.
Grandi grandi imprese
ho compiuto con questa caccia.
Sono sotto gli occhi di tutti.
Antonietta:  Falla vedere ai cittadini, o infelice,
la prèda trionfale con cui sei venuta.
Agàve: (esibisce testa pubblico)
O voi che abitate la città dalle belle torri nella terra di Tebe,
accorrete a vedere questa prèda che noi, figlie di Cadmo, abbiamo catturato,
non con le lance dei Tessali munite di cinghie, né con i lacci, ben rifinite
ma con la forza delle nostre candide braccia.
Dov’è il mio vecchio padre? Che venga qui, vicino a me.
E Pènteo, mio figlio, dov’è?
Prènda una scala bèn connessa, la innalzi contro la facciata della casa
e vi monti sopra, per inchiodare ai trìglifi questa testa di leone!
L’ho catturato e adesso eccomi qui. BACCANTI DANZANO INTORNO SUSANNA
 
Cadmo: (Arriva pubblico e non guarda Agàve)
Ho saputo da qualcuno le gesta delle mie figlie,
quando èro appena giunto qui in città, all’interno delle mura,
insième con il vecchio Tiresia, dOpo avere lasciato le baccanti.
Ritorno al monte, e riporto il giovane ammazzato dalle menadi.
E nella boscaglia ho visto AutOnoe, che un giorno aveva partorito Attéone e Aristeo,
e con lei Ino, svènturate, in balia del delirio.
E qualcuno mi ha detto che l’altra, Agàve,
stava venèndo qui con passo da baccante.
èra vero, quello che ho udito: eccola qui, triste spettacolo.
 
Agàve: Padre, puoi vantarti del vanto più alto:
avere seminato le figlie di gran lunga più eccellènti tra tutti i mortali.
Ho detto tutte, ma specialmente me,
che ho abbandonato le spole presso i telai e sono giunta a azioni più grandi:
catturare fière con le mie mani.
Come vedi, porto tra le mie braccia questo trofeo che ho conquistato
affinché venga appeso alla facciata del tuo palazzo.
E tu, padre, accoglilo nelle tue mani.
Invita gli amici a banchetto, per l’orgOglio della mia prèda.
Beato, tu sei, beato, per questa nostra impresa!
 
Cadmo:  O strazio smisurato, su cui non si può posare lo sguardo! LA GUARDA
Con le vostre mani sciagurate avete assassinato un uomo.
Bella vittima hai immolato agli dei!
E ora inviti a banchetto Tebe e me!
ÓIMOI per la tua disgrazia innanzi tutto, e poi per la mia!
Il dio, il signore Bromio, ci ha devastati certo giustamente; ma troppo.
Proprio lui, che appartiène alla nostra stessa stirpe.
 
Agàve:  Come è intrattabile negli uomini, la vecchiaia dallo sguardo accigliato!
Potesse mio figlio divèntare un valènte cacciatore, proprio come sua madre,
avvèntandosi contro le fière in compagnia dei giovani tebani!
Ma lui sa soltanto combattere contro gli dei.
Dèvi richiamarlo all’ordine, padre!Chi me lo va a chiamare,
affinché venga qui davanti a me e assista alla mia gioia?
 
Cadmo: PHÉU PHÉU quando vi rènderete conto di quello che avete fatto
soffrirete uno strazio terribile.
Se resterete per sèmpre nella condizione in cui siète adesso,
certo non sarete felici, ma vi illuderete di non essere infelici.
Agàve: Che cos’è che non va in tutto questo? Che cosa ti fa male?
Cadmo:  Innanzi tutto volgi lo sguardo al cielo.
Agàve: Ecco, ma perché mi hai detto di guardarlo? 
Cadmo: E’ uguale a prima o ti sembra che sia cambiato?
Agàve: C’è più luce, è più limpido.
Cadmo:Sei ancora sconvolta, dentro di te?
Agàve: Non capisco che cosa vuoi dire.
Ma in qualche modo sto ritornando in me.
Prèndo le distanze da quello che pènsavo prima.
Cadmo:Puoi starmi a sèntire, e darmi rispOste chiare?
Agàve: Non ricordo più quello che ci siamo detti prima, padre.
Cadmo:A quale palazzo ti accompagnarono gli inni nuziali?
Agàve: Mi désti in sposa a uno degli Uomini Seminati, dicono, a Echìone.
Cadmo: E chi è il figlio che hai dato al tuo spòso in questa casa?
Agàve: Pénteo, frutto dell’unione tra me e suo padre.
Cadmo:  E allora di chi è la testa che tièni tra le braccia?
Agàve: Di un leone, a quanto dicevano le cacciatrici.
Cadmo: Osservalo bène: non ti costa molta fatica, guardarlo.
Agàve: ÉA cosa vedo? Che cosa è questo che tengo tra le mani?
Cadmo: Guardalo attentamente e comprèndi con più chiarezza.
Agàve: Povera me, vedo lo strazio più grande!
Cadmo: Ti sémbra che somigli a un leone?
Agàve: No, povera me! E’ la testa di Pènteo che stringo tra le mani! 
Cadmo: E io ho pianto per lui già prima che tu lo riconoscessi.
Agàve: Chi è stato a ucciderlo? Come ha fatto ad arrivare nelle mie mani?
Cadmo:  Verità straziata, come sei giunta inopportuna!
Agàve: Parla: il cuore sobbalza a ciò che sta per accadere.
Cadmo:  Lo hai ucciso tu e le tue sorelle.
Agàve: Dove è morto? In casa? O dove?
Cadmo: Dove le cagne avevano sbranato Attèone.
Agàve: E perché questo infelice era andato sul Citerone?
Cadmo: Voleva venire a irridere il dio e il tuoi baccanali.
Agàve: E noi come èravamo giunte lassù?
Cadmo: èravate possedute dal delirio, e tutta la città èra invasata da Bacco.
Agàve: E’stato Dioniso ad annièntarci: adesso lo capisco.
Cadmo:  èra stato oltraggiato da voi: non credevate che fosse un dio.
Agàve: E dov’è, padre, l’adorato corpo di mio figlio? E che cosa aveva da spartire Pènteo con il mio delirio?
Cadmo: era come voi: non voleva venerare il dio. RIVOLTO AL PUBBLICO
E’per questo che Dioniso ha coinvolto tutti in una sola devastazione, voi e lui,
al punto da distruggere la casa e me, che non ho figli maschi
e vedo questo germOglio del tuo vèntre, o sciagurata,
morto nel modo più oscèno e più atroce.
A lui guardava la casa – èri tu, figlio, a tenerla insième, la mia règgia,
tu, figlio di mia figlia, terrore della città:
guardandoti, nessuno si azzardava a offèndere questo vecchio,
perché glièla avrésti fatta pagare, come meritava.
Ma adesso sarò cacciato via dalla casa, sènza onore,
io, Cadmo, il grande, che seminai la stirpe dei Tebani
e ne mietei la magnifica mèsse.
O tu che sei il più caro tra tutti gli uomini – anche se sei morto
ti annovererò tra le persone più care, figlio mio –
non mi sfiorerai più il mento con la tua mano
né mi abbraccerai chiamandomi padre di tua madre, figlio,
e dicèndomi: “Chi ti fa torto? Chi ti disonora, vecchio?
Chi ti affligge e sconvolge il tuo cuore?
Dillo a me, e io castigherò chi ti offènde, o padre”.
Ma adesso io sono infelice, e tu sei nella svèntura,
tua madre è degna di pianto, e svènturate sono le Sue sorelle.
Se qualcuno disprezza gli dei, guardi a questa morte, e li onori.
 
LUCE BIANCA E GIALLA
 

Bakchai - Scena15

 
MUSICA TRACCIA 17
 
(PAOLA CANTA PORTANDO ABLUZIONI?)
 
PRENDONO I TIRSI MICHELE ANGELO LUIGI ANTO GALLI NADIA
 
Galliana: E’questo il trionfo spietato del dio,
la vendetta della sapiènza sul potere.
Ma la vendetta è dono.
Il rito è compiuto, il simbolo è perfetto:
adesso Pénteo è iniziato ai misteri del dio.
 
Susanna: (mostrando la testa al pubblico)
La testa tagliata è tutto il pensiero
di tutti i potenti e di tutte le moltitudini
che respingono la sapienza:
gettiamolo via, come sterco (getta via la testa)
e celebriamo il dio che reca ai mortali
la gioia della vita, l’accettazione del dolore
e la contemplazione.
 
Antonietta: Portiamo per le vie dei paesi e delle città
la sapienza che libera e che rinnova!
Inchinatevi, potenti della terra,
di fronte alla sapienza!
Inchinatevi, moltitudini stordite
di fronte alla sapienza!
 
ENTRA DIONISO AL CENTRO
 
Galliana: Vola il vènto della sapiènza
attraversa le città
desta i dormiènti
rovescia gli scranni del potere ottenebrato
 
Nadia: E la vita sarà baciata dalla grazia GIOIOSA
perché è dolce il dio dOpo il trionfo.
E’ mistèro di armonia, la sapiènza.
E’ piètra d’oro su cui edificare la nuova civiltà
È forza di conoscènza, forza d’amore
 
FUMO
 
TUTTI: vola, vènto della sapiènza,
evoca il divino nell’umano,
libera il fiore di luce.
 
EUOE’ EUOE’ EUOE’ PERCUOTENDO IL SUOLO CON I TIRSI A OLTRANZA
 
MUSICA TRACCIA 3 KODO 45 SECONDI
 
CHIUDERE SIPARIO
 
Musica: Daemonia Nymphe; CD a parte