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Immenso e arido teatro
bivaccano orde di animali sterili
a caccia di una riserva
dove umiliare le loro speranze.
Profonda e accecante
irrompi nella notte gelida
come un lampo in cerca del suo tuono.
Ogni sguardo si converte
abbandona lo spettacolo bambino.
Cedi a un ricamo gentile
che giunge dalla collina
ti spinge verso una bocca amica.
Ispida e morbida
come una montagna innevata
metti i tacchi allo stupore.
Seguimi tra le tenebre affollate
negli sbalzi di un desiderio scostante
cuneo dell'ambiguità.
Inquieta
è la guardia rugosa
fedele di una madre sprezzante
La paura avanza nel tramonto
posizione le sue esche
in un lago di negazione
le prede siamo noi
piccole anime sanguinanti
ferite da legami che nascono lontano
all'alba dell'esistenza.
Opprimente, soffocante, lucida
sottrae a ogni gaudio
la voglia di emergere.
Il pensiero bastona le membra
respinge con fermezza
l'idea di allinearsi
si immola per schiacciare la parte somigliante
il vissuto freddo e insidioso
il presente cupo di lamenti e dolori.
Solo allora puoi fissare l'orizzonte
sperduto nella forza di un amore
libero come il figlio di nessuno
dolce di una morbida carezza
"Voi mi chiedete cosa sia e dove sia San Terenzo: è uno dei più belli e cari paradisi che nasconde nelle sue coste quel mare in cui sono nate due cose grandi e belle: la civiltà greco - latina e Venere, che è come dire le due più grande gioie della vita umana, la scienza e il mare.
Tra le lunghe strisce di sabbia
spazzata da un vento polveroso
l'uomo in divisa, immobile sul cavallo stanco
sorveglia la natura.
Iene feroci, dalle zanne prominenti
si dispongono in cerchio
e preparano l'attacco.
Fischia il vento impetuoso.
L'uomo in divisa rimane immobile
e sfida le bestie feroci
protese alla ricerca della sua anima.
D'un tratto sembra ordinargli un mesto ritiro
una fuga dignitosa
e loro obbediscono piangendo un misero perdono.
Accorrono i giovani armati di strumenti selvaggi
si annidano intorno al dolce fuoco
protetto da una cinta di pietre