Lino Aveta

poeta laboratorio

Mare al tramonto

Il fragore vacanziero si è dissolto a poco a poco
seduto sulla rena
me ne ricopro i piedi con un innato gesto
e sento meglio il suo tepore
mentre la mente sfoglia un libro conosciuto.
Annuso l'aria come un cane
e quell'odore tanto familiare
riporta al tempo dell'infanzia
quando con i miei fratelli,
nei giochi soliti della battigia,
me ne inebriavo il cuore incredulo.
Alzo la testa e guardo l'orizzonte:
una barca a vela
appena mi distoglie dall'agio dei p

"Tra quei palazzi appena costruiti"

Tra quei palazzi appena costruiti
scorre inesorabile la nostra adolescenza
io, quattordicenne avido di vita
come tanti che conosco
bevo tutto con lo sguardo di altri.
Nei mille giochi da stancare il fiato
un vortice di membra lampanti reca
a chi l'osserva un fievole ricordo.
Tanta melanconia nel suo petto immaginavo
quanta ne soffro
ora al suo posto.
 
 

"La morte che irrido"

La morte che irrido
conosco da sempre,
ossessione di ieri
disdegna ragioni
che la vita è un continuo accadere
un legame di tutte le azioni:
ci fu padre del padre che amo
come padre sarò di mio figlio.
Ogni uomo nel mondo ha un suo luogo
una traccia che lascia nel tempo
e negli altri a lui destinati.

"Lungo la strada di casa"

Lungo la strada di casa
cala ingannevole il buio
i miei occhi d'atteso conforto
divorano il traforo ferroviario
e un'esplosione di luce fulminea
invade il mio viaggio nel viaggio.
Il treno avvolge al tepore del sole
srotolando binari, fotogrammi di un film,
e paesaggi variegati:
fabbriche sputano veleni fumosi
macchiando le nubi e l'umana coscienza;
animali al pascolo adunati da cani
rammentando infanti giocosi tra assilli madornali;
filari di viti risalgono pe

"Stanotte, in un groviglio di momenti già vissuti"

Stanotte, in un groviglio di momenti già vissuti,
noi due felici come allora
è stata, a ripensarci, una bestemmia.
Ti ho veduto evanescente eppur vicino
come colui che avevi a fianco
e presto, nella mia mente trepida,
tra l'esitare e il chiedere un mio dilemma terreno
vibrava un gran duello.
Tu irato al mio cospetto
avevi inteso tutto dal principio
tu, ora anche troppo chiaro
o chiaramente triste, sì
da farmi gli occhi aprir rabbrividendo.
Condividi contenuti