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Cominciammo giocando: risuonavano
lieti i martelli del giogo e del senso
quando al nome la cosa rispondeva.
Sta nelle tenebre il lampo se attende
l’oro ch’erompe alle rocce: è l’aurora
quell’ala che riposa nel roveto.
Ma tu madre patrizia mi sorprendi
all’ora del disordine e il tuo corpo
stupendo domina la nuda mente.
Sei la ferita origine del mondo:
la luna testimone sia del tempo
rorida d’onde sorgendo domani.
Il vulcano respira nella notte
e la donna reinventa in te l’eterno
e lieve tocco al piede del fanciullo:
è il pianto che la sabbia non consuma.
Esita ulisse: è l’esule visione
d’un altro oriente all’orlo del niente ...
risorgi e crea padre nel profondo
del cuore: la tua casa è quella porta
socchiusa nel mistero della crescita.
O ponte teso tra i canti e la sposa
mira e raccogli l’oro della soglia:
cuna di cenere – Mediterraneo.
Illimitati limiti e colonne
sovente incontri tra rive del tempo:
quando la porta s’apre e un’altra età