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La macchina minaccia ogni conquista finché osa
abitare lo spirito invece di obbedire.
Perché non abbia vanto l'esitante bellezza della mano,
squadra netta la pietra al calcolato edificio.
Mai ci dà tregua, mai che appartenga solo
a se stessa, oleosa nella fabbrica muta.
E' la vita - e si crede più forte di ogni cosa,
lei che con un sol tratto crea e distrugge.
Ma ancora il vivere ha per noi segreti: in cento
luoghi è ancora origine, gioco di forze pure,
e chiunque le tocchi s'inginocchia e ammira.
Nascono ancora leggere parole vicine all'Indicibile...
Muscolo floreale che nell'anemone
schiudi l'alba dei prati a poco a poco,
finché dai cieli sonori nel suo grembo
si riversa la luce polifonica,
nella quiete della corolla teso
muscolo del ricevere infinito,
talora da pienezza così vinto
che l'invito del riposo al tramonto
non può più richiamare indietro gli orli
della corolla già tutti riversi:
quanti mondi decide la tua forza!
Noi duriamo più a lungo, noi violenti.
Ma quando, in quale fra tutte le vite,
ci apriremo a ricevere anche noi finalmente?
E ascese un albero. O puro trascendere!
Orfeo canta! Oh alto albero che nell'orecchio sorge!
E tutto tacque. Ma anche in quel tacere
fu un nuovo inizio, segno e metamorfosi.
Uscirono animali di silenzio dal chiaro
dal liberato bosco, da tane e da cespugli;
e fu palese che non per astuzia,
non per paura in sé chiusi tacevano, ma intenti
stavano ad ascoltare. Ruggiti, gridi, bramiti
parvero affievoliti in loro. E ove prima era
meno di una capanna a ricevere la loro voce,
un nascondiglio di indistinte brame
con un accesso i cui stipiti tremano -