Atti del Laboratorio 2006-2007

Prima parte: Io qui vagando
Nel congedare alla stampa questo opuscolo del laboratorio di Poesia da me diretto (ormai dal 1999) presso la scuola Arthena, ringrazio i corsisti per la passione, l'impegno e la grande capacità di ricerca dimostrata nell'affrontare un autore difficile come Leopardi, e per essere riusciti a proporne una lettura nuova e stimolante, seppure nello spazio limitato di una pubblicazione artigianale.
A quanto essi dicono nelle pagine seguenti mi sia consentito aggiungere qualche considerazione preliminare.
Giacomo Leopardi è, insieme con Dante, l'unico poeta italiano che abbia saputo comunicare attraverso la sua poesia una visione del mondo completa e articolata, elaborando una filosofia in versi - ma non si dimentichi la prosa profonda delle Operette morali e dello Zibaldone - che a partire dalla materia prima di una vita travagliata, gli consente di raggiungere una postazione sapienziale, una sorta di religiosità laica: in La ginestra, composta verso il termine della sua vita, dopo aver riconosciuto il potere devastante, arimanico (si veda nell'appendice il potente, terribile abbozzo dell'Inno ad Ariman) della Natura che - alla maniera dei meccanicisti e sensisti francesi, e di Foscolo, è concepita come meccanismo che la sua azione implica la distruzione dei singoli, delle creature, madre di parto e di voler matrigna - proprio sul fondamento di questa visione atroce, pessimistica e a suo modo realistica della vita, convoca gli umani alla solidarietà contro la nemica comune, per costruire, sulla base di una sapienza laica, una civiltà dell'amore.
È un tragitto e un approdo affine a quello buddhista (per la diagnosi radicalmente pessimistica sulla vita, la disamina della labilità dei piaceri e delle illusioni dei desideri, l'approdo alla compassione), seppure condotto e raggiunto con mezzi originali e diversi, rispetto ai quali è lecito segnalare anche un'affinità con il coevo percorso schopenhaueriano del Mondo come volontà e rappresentazione. 
Non si sorprenda il gradito lettore di questo opuscolo autoprodotto, di rintracciare una chiave di lettura gnostica e talora anche religiosa di Leopardi, che viene opportunamente sottratto all'interpretazione nichilista del suo pensiero.
Né di rintracciare in Leopardi un poeta del misticismo e dell'estasi della Natura (in primis L'infinito, ma in generale in tutte le sue descrizioni liriche del paesaggio naturale), accanto al "predicatore" di Ariman, il principio del Male della tradizione avestica, che costituisce una sacralizzazione della Natura in quanto fonte di dolore, di cui il grande poeta si fa insieme interprete e accusatore [...].
 
Seconda parte: ORPHICA o del poeta divino
Nel congedare alla stampa questo opuscolo del Laboratorio di Poesia da me diretto dal 1999 presso la Scuola Arthena, ringrazio i corsisti per l’impegno e la grande capacità di ricerca dimostrata nell’affrontare un tema così impegnativo come l’Orfismo nella tradizione antica e nella poesia. Questo opuscolo, che segue a quello su Leopardi pubblicato nell’aprile di quest’anno, è frutto di alcuni mesi di lavoro del Laboratorio di Poesia, e rientra nell’ambito degli eventi collaterali di Argonauti nel Golfo degli Dei 2007, che è dedicato a Orfeo. I saggi dei poeti sviscerano il rapporto tra l’orfismo antico, iniziatico e eleusino (si veda il saggio introduttivo di Solange Passalacqua), e la categoria dell’orfico in poesia (con una incursione di Fabiana Del Bianco nel territorio della musica dedicata a Orfeo), e ripercorrono il mito alla luce della propria poetica (è il caso di Vasco Bardi, che propone anche una sintesi personale di molti temi trattati da me e dai poeti nel corso del Laboratorio).
La seconda parte propone una rilettura in chiave orfica di alcuni poeti, da Dante al Leopardi di L’infinito, a Ritsos, Salinas, Jimenez (Sandro Zignego), e di Dino Campana e Reiner Maria Rilke.
Buona lettura.
Nel nome di Orfeo.
 
Angelo Tonelli
Presidente Arthena
Direttore del corso di Poesia