Prima parte: Qui siamo giunti, dove volevamo.
Ho voluto dedicare a Attilio Bertolucci la prima sezione del Laboratorio di Poesia dell’Arthena da me diretto ormai da dieci anni, sia per il ricordo vivissimo del poeta amico ai tempi della mia gioventù poetica, che, e soprattutto, per il valore della sua poesia e la traccia che ha lasciato nella nostra terra. Ricordo ancora Attilio flâneur per le vie di Lerici con quel suo sorriso luminoso e dolce sotto il cappello a falde larghe, e Attilio ospite aristocratico e gentilissimo a Casarola e nella casa esagonale di Tellaro, meta di tante mie visite anche a sorpresa. Devo ad Attilio alcune informali ma decise valutazioni critiche e giudizi positivi sulla mia poesia giovanile, tra Canti del tempo (1988) e Frammenti del perpetuo poema (1998), quando ancora mi muovevo nell’ambito della tradizione del Novecento, in cui avevo come riferimenti, oltre a Bertolucci stesso, Sereni, Luzi, Dino Campana e i lirici greci. Attilio era poeta raffinato, colto e ispirato da una vena elegiaca e lirica, allo stesso tempo conservatore e aperto al nuovo, capace, pur dalla sua postazione così appartata, di dirigere la collana di poesia La Fenice per Guanda e di assemblare trasmissioni televisive, facendo conoscere al pubblico italiano i campioni della poesia nazionale e internazionale. Mi colpiva, di Attilio, quella sua almeno apparente serenità e dolcezza, così in contrasto con il tumulto della mia gioventù eleusina e decadente, niciana e mistica. L’opuscolo contiene contributi critici e poesie inedite dei poeti del Laboratorio 2007-2008, Vasco Bardi, Fabiana Del Bianco, Daniela Gremmo, Giada Passalacqua, Solange Passalacqua, Sandro Zignego, che ci guidano a un approfondimento originale e sentito della figura e della poetica di un autore che figura tra i classici del Novecento, e che sapeva porgere la sua poesia e la sua amicizia con grandissima gentilezza e umiltà, pur nella consapevolezza del proprio valore, ed era sempre pronto ad aiutare i giovani talenti.
Seconda parte: La luce dal buio.
Nel congedare questa edizione degli Atti del Laboratorio di Poesia da me diretto, e che compie ormai il decimo anno, ritengo necessario ringraziare tutti coloro che vi hanno partecipato, con passione, impegno e bravura, e compiacermi per l’evoluzione che il Laboratorio ha avuto, diventando sempre più occasione di confronto sulla poesia e sulla vita (un binomio inscindibile), e di approfondimento rigoroso della poetica contemporanea e non. Ormai, a compimento del decimo anno di attività, il Laboratorio nel suo insieme e i singoli poeti che gli danno vita sono maturi. Al punto che l’Associazione Culturale Arthena, anch’essa al decimo compleanno della mia Presidenza, ha deciso di pubblicare entro il 2008 con il proprio marchio un libro che raccoglie dieci anni di ricerche critiche del Laboratorio, e testi dei poeti stessi. Sarà un’ottima occasione per consegnare alla storia del Golfo dei Poeti il frutto di una attività costante dio discussione intorno alla poesia, da Dante a Leopardi, da Shelley a Lawrence, da Campana a Lorca, da Bertolucci a Byron. E altro. Questo opuscolo, il secondo pubblicato quest’anno (dopo quello dedicato a Attilio Bertolucci, presentato con successo in Sala Consiliare a Lerici quest’inverno, e che quest’estate sarà presentato a Tellaro in collegamento con Altramarea, Rassegna Nazionale di Poesia Contemporanea), è dedicato a Lord Byron, e in particolare al suo dramma poetico Manfred. I lavori di Vasco Bardi, Fabiana Del Bianco, Daniela Gremmo, Giada Passalacqua, Solange Passalacqua, Sandro Zignego ci saranno guida nella tormentata biografia e nella tormentosa metafisica luciferina (la luce dal buio!) dell’ Angelo Nero che lasciò una traccia indelebile nell’immaginario collettivo, ultimo tra i poeti – se si fa eccezione per il nostro D’Annunzio – a trasformare in mito la propria biografia, e in leggenda la propria memoria: ottimo antidoto a troppa poesia troppo letteraria associata a vite troppo letterali; convocazione a una concezione alta, ribelle (per dirla con Giuseppe Conte) della poesia come arte capace di scandagliare alla luce del pensiero intuitivo i territori più ostici della filosofia, dell’estetica e della metafisica. Di ognuno dei poeti che hanno frequentato il corso viene qui proposta, oltre a ciò che ha scritto a proposito del grande poeta romantico inglese che rasentò questo golfo, anche una antologia della produzione personale. Ve li porgiamo in forma di libello rammentando, con il Platone della Settima Lettera, che le cose più belle, e importanti, sfuggono alla scrittura, e vivono nell’anima di chi le ha attraversate con spirito consapevole, tra gioco e serietà, rigore e caos, alla luce della ricerca.
Golfo degli Dèi, giugno 2008.
Angelo Tonelli
Direttore del Laboratorio di Poesia
Presidente dell’Associazione Culturale Arthena