Bertolucci flaneur

La folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda.
Il passo è quello lento e gaio della provincia.1
 
Così leggiamo in alcuni versi tratti da “Gli anni” ne La capanna indiana, una delle fortunate raccolte di Attilio del 1951. La folla: un universo multicolore di elementi colti nella loro gestualità quotidiana e quasi ripetitiva, nel loro muoversi ininterrotto sullo sfondo cittadino; una grande massa anonima ed eterogenea di individui sconosciuti e indifferenti l’uno all’altro, in mezzo e al di sopra della quale si staglia ed emerge la figura nitida del flâneur. Quel “passo lento e gaio” descritto da Bertolucci suscita subito un’idea di pacatezza insieme caotica ma composta e un poco sognante, proprio come il vagabondo baudelaireiano. La folla ha insita in sè una duplice natura, moltitudine-solitudine: due facce della stessa medaglia i cui confini sono molto labili e in cui è facile smarrirsi. “Non a tutti sostiene lo stesso Baudelaire, è concesso di prendere un bagno di moltitudine: godere della folla è un’arte, e chi non sa popolare la sua solitudine, non sa neppure restare solo in mezzo ad una folla indaffarata”.2 Questo passeggiatore solitario e pensoso, quasi un viandante che attraversa gli spazi della propria esistenza nell'eterna ricerca (o attesa?), ricorda il protagonista di Man of the crowd, racconto di Edgar Allan Poe nel quale una bizzarra figura vaga all’infinito per Londra sempre alla ricerca di un nuovo gruppo di persone alle quali unirsi e di una nuova ondata di folla nella quale buttarsi a capofitto.
 
Non lo macchia colpa, non gli pesa rimorso
mentre sceglie volubilmente a chi aggregarsi
sulla soleggiata guida del marciapiede che sta
a destra risalendo alla piazza.3
 
Bertolucci ci racconta delle strade di Parma, ne osserva la folla ignara delle sue parole, coglie indizi e situazioni, notizie da trasferire nelle sue poesie: le azzurre campagne, i colli lievi, i borghi suburbani dove la primavera accenna il suo inizio. In queste liriche è possibile individuare una curiosità latente nel poeta, quel modo di osservare e descrivere tipico del flâneur, dell’"eterno convalescente"4, di chi cioè si interessa alle cose con l’attenzione del malato in via di guarigione, ansioso di riconfrontarsi con il mondo con la stessa vivacità di un bambino. Quella “santa irresponsabilità del plein air” autodichiarata dal poeta è come un ritorno all’infanzia, custodisce in sè l’atteggiamento ingenuo tipico del bambino immerso nella fantasmagoria delle cose. Bertolucci - flâneur è un osservatore aperto, che gira per le vie della città cogliendo in ciò che vede la grandezza e la caducità del moderno sullo sfondo di un Tempo inesorabile, del giorno che procede, del “meriggio arrivato all’improvviso”.
 
[…] la smania delle gambe lo porta
per borghi artigiani solitari cani ilari spersi
chiese sconsacrate odorose di legname appenninico
di corteccia impestata da licheni e da muschio,
lo porta alla ferita che taglia, oggi rigata d’acqua,
il corpo della città.5
 
Al pari del flâneur di Baudelaire, Bertolucci congela le emozioni e i ricordi in un’immagine, non ricerca il piacere fugace della circostanza, ma eternizza nei suoi versi gli attimi raccolti del suo vissuto con una sotterranea inquietudine, con il desiderio di cogliere le minime vibrazioni del Tempo, con toni pacati, umili, sempre con una sorta di discrezione tesa alla ricerca di qualcosa di assoluto, di duraturo. Un rifugio?
 
Qui dove non dura gioia o affanno
al silenzio delle acque e delle foglie
stormenti di continuo sulla via,
ombre tenere che si porta via
il meriggio arrivato all’improvviso
sulla città sospesa nel sorriso
del tempo e della gente incamminata.
Felice gente di oggi e di ieri
che ti porti col passo dove speri
di godere più a lungo il fresco sole,
gente ignara di mie e sue parole.6
 
Giada Passalacqua
  1. 1. Tratto da Gli anni, in La capanna indiana, ed. Garzanti 1985.
  2. 2. C. Baudelaire, Lo spleen di Parigi, ed. Garzanti 2004 (prima edizione 1989).
  3. 3. Tratto da Vagabondaggio fruttuoso, in La camera da letto, ed. Garzanti 2000.
  4. 4. C. Baudelaire, Il pittore della vita moderna (1863), ed. Marsilio 1994.
  5. 5. Tratto da Opere di A. Bertolucci, ed. I Meridiano Mondadori, 1997.
  6. 6. Ibidem