Ai poeti tra le nuvole

Non perdere la tua indignazione

dietro versi tranquilli e insensati

che ignorano

l’architettura delle stragi

il palinsesto delle carestie

la cerimonia democratica

di una siringa letale

perché il braccio della morte

è anche il tuo

quando intingi la penna

in quel calamaio di sangue

che tanto ti ripugna

tu che nel sublime

vaneggi ricami barocchi

e sciacqui la coscienza

nel bidè dello stile

ricorda gli ultimi

che affollano la tua soglia

rovescia il calamaio

del salasso mondiale

in faccia ai monsignori

della poesia celeste

sporcati le mani

dentro le discariche abusive

della globalizzazione

dove s’ammucchiano le etnie minori

trucidate dal regresso

e che siano i tuoi versi

pelle e ossa

come gli infanti anoressici

per costrizione

afflitti da quel male che si chiama

Presidente

e spolpati dalla tua omertà

abbellita dalla forma

perché hai perso la tua indignazione

e giochi sordomuto

all’enigmistica poetica

tra le salme del Capitale.