Da "La malattia immortale

 X
Scriba: tre volte straniero, ascolta
sospeso tra la mano e la memoria
il Tempo, ben al di qua, al di là della tua
maestosa biblioteca in fiamme, dona
volto umano in un mondo non umano
pietre che fondono nel muro e cantano
muse impazzite, la tua irriducibile
passione per la realtà, approssimando
come un sentiero intorno alla montagna
la scrittura dell'uomo alla scrittura del mondo.
 
XII
... velandoti disveli questo giorno non voluto
e tieni sempre aperta la parola
della fine. Il mistero è l'evidenza
e la poesia un commiato. Per te sola
ho amato questa vita e quest'inferno.
Ora l'ultimo grano si distacca
dalla stretta: il tuo volto è fina polvere,
sul tuo grembo riposano le urne;
atroce la falesia mi dilania
e mi assolve, antico è lo schianto
sul tuo corpo sovrano e indifferente;
 un coro di gabbiani si solleva
verso un cielo di pietra e verso il nulla
e più chiara riarde la mia sera.