(Il suicida punito)
I (L’ultimo show)
Salve, amici! Vi scrive dall’Inferno
il vostro Silvio, quella testa amena,
quell’esemplare di fanciullo eterno
che qualche volta invitavate a cena
perché vi colorisse le serate…
Per garantirvi postume risate,
mi sono strangolato
con il mio boa piumato.
Non a teatro, proprio a casa mia
la casa con le bambole e i pierrot
cui vi guidava la malinconia
quando non sapevate dove andare…
Nell’Ade inoperoso non sarò:
per il replay venitemi a trovare!
II (contrappasso)
Donne che amaste il mio gentile aspetto,
il mio fine parlare e l’intelletto,
fanciulle, spose, vedove e zitelle,
mio garrulo corteo di pollastrelle,
venite a me! Per una legge oscura,
son soggetto alle norme di natura!
III (coup e grace)
E c’è un terzo castigo capitale
nell’intervallo all’obbligo sessuale
sono lo spettatore in prima fila
di duecento poeti del duemila!
Così, sfinito dallo strazio immenso,
il mio nuovo suicidio acquista un senso.
IV (una stupenda cera)
Del mio cadavere gli amici han detto
che aveva veramente un bell’aspetto.
E appena poco prima
che l’inceneritore m’inghiottisse
“Ti trovo in forma splendida – mi disse
Franco, con viva stima.
Avevo – ciò mi sia d’alcun conforto –
una stupenda cera anche da morto!
(epitaffio)
Molto prima del tempo stabilito
mi lasciarono chiuso nella tomba.
La mia torre d’avorio, la chiamavano
I miei ammiratori concordi.
Confortevole come sepoltura:
ci stavo bene. Importuno varcarla.
E il mio sorriso gaio confermava
assurdo ogni rimorso di coscienza.