…Fedeltà non è una parola
ma si allarga sulla spiaggia,
nei dintorni l’isola imita una pianura
un mare d’oriente
ai bordi della laguna.
Il tuo soldato è lì, ti guarda ancora
ma tu non metti una gonna nuova
per la festa, per la riparazione dell’inverno.
Io avevo ancora anni di sonno,
l’anima perduta. Avevo
stagioni e un fondale più basso,
nemmeno una briciola di strumento
tranne qualcosa di appena accennato.
Un acquazzone che mi avrebbe steso
a guerra finita.
Mi cammini accanto. E le confidenze
escono dalla tana come sogni
e animali da pelliccia.
Una strada lunga, una strada
che aggiunge anni, come la mia ricerca.
A una sola destinata, questa poesia
s’allarga alla famiglia,
così avviene perché il padre
arrivava con l’angelo sotto le mura,
la vigilia di Natale.
La vigilia di tutte le vigilie
non sorgevo non terminavo la solitudine,
gettavo un ponte
perché tu passassi il secolo.
E ora che ci siamo, la parola fedeltà
non muore
non muore la spiaggia sul Tirreno.
Attraversiamo scudi
più forti di altri uomini,
e ora che ci siamo, la parola fedeltà
non muore
non muore laguna dal ponte.
Con questa mia ricerca
fino all’imboccatura delle reti, laggiù
come un’idea d’immortalità
dentro le Bocche di Magra, terra
di convalescenza.
Benedicevo dall’alto
perché gli angeli ti seguissero
i colpi secchi fra i pini, misteriosi e inspiegabili
dessero senso al calore.
I colpi delle ali, impazzite dall’estate,
con il sollievo del futuro a terra
con le piume, infine staccate come pigne.
I resti dell’anno mi hanno seguito. E tu
mi cammini accanto
con fedeltà compiuta, non una parola
di più alla nostra tavola.
I resti di ogni anno, un futuro soltanto,
disteso da ovest a est, disteso per
noi discendenti. L’asilo
è questo, senza colpa, con i fasci di stelle
che s’infilano alla finestra.
Un secolo scelto a misura,
una casa che non crollerà.