Sopra di me dormono ancora.
Quest’alba niente li deride.
La mia mano si gira contro la finestra:
petali contro il sole, le vene verdi,
fili di freddo, di antimonio le unghie
e le giunture, il dolore tubolare.
Sopra di me dormono ancora,
ognuno in bilancia fra le foglie,
ogni occhio foderato in blu metallico,
cucito in splendore,
candido come una calla.
Sopra di me dormono ancora:
cachi rossi sul rame nero.
Così dentro l’inverno,
la carne è in dolore.