dal poema inedito "Genesi"

IV.
 
                              …ritmi prodigiosi
                                silenzi
 
battiti sacri.
 
I canti delle ondine
i trilli delle rondini le mille
malefatte di mille marinai assassini
il solo modo di conoscere: staccarsi
come una foglia nel turbine del vento
ruota dal verde fino a un vortice di vista
raggia al lontano oltre la linea della costa
crolla nell’orrido, si infila in una macchia e
scomparendo svela
per noi vasi di pena
l’umiliazione del linguaggio:
 
           in caso di naufragio il giornale di bordo non racconterebbe dei morti
           fra le sue pagine si troverebbero flotte di parole senza vita
           nel risucchio dell’elica mondi interi che s’avvinghiano
 
e chiedo un gesto al gabbiano
che sia più bello del suo volo
 
(perché non posso tradurlo
non posso stringere
al mio il respiro della sua esistenza
perché non posso stringere
al suo il respiro della mia esistenza)
 
così ci tocca di patire il mondo
anche se oltre il mondo ci dev’essere
qualcosa che non soffre,
una specie disumana di aldilà,
anche se la bellezza è difficile
e lotta per la luce
è simile al castagno
che i tralci di vitalba a primavera
insidiano
 
nomina il mondo se lo devi
ma non sprecare le parole che lo dicono,
ripetine l’evento come un kyrie recitato
nel tempo del segreto,
sapendo il fallimento di chi parla
per se stesso,
senza rendere grazie
senza piegare i ginocchi
senza aguzzare la mente al mistero
che deve insistere forza, imprimersi
fra gli occhi e i promontori dentro il mare
se anche le parole si muovono nel tempo
il tempo si conserva in mezzo al cuore
e l’inferno è l’eterno
tormento di non amare nessuno,
non credere a niente, non essere stato
mai in nessun pianto in nessuna memoria
insieme guerra, e balsamo, e promessa
quieta nel palmo della mano che trattiene
un mondo insieme agli archi delle nuvole
che schiudono i battenti della notte
come radiosi annunci d’armonia.
Tu credi che soltanto a chi s’è perso
come un fanciullo nel fitto del suo gioco
può capitare il dono dell’incontro
il sole che smiracola nel mare
lo spirito tradotto nella lingua
piccoli nomi che accennano alle cose
più imprendibili
come sono imprendibili le stelle, e tutte
le galassie, la musica elegante che ci scuote dentro l’anima
come fossimo dei fasci di fibra
risonanti dalla pienezza di ciò che è
a ciò che deve essere
nella pienezza delle piante per esempio
gli anemoni che s’aprono al mattino
e annullano distanze
abbandonandosi
rendono ai sensi il loro scambio quotidiano
con il cielo
 
          occorre stringere un patto davanti alla stella del mattino
          affidarci alla sua doppia compassione
          tentare di spezzare le abitudini
          la lingua deformante della notte infelice
 
se in questo grumo d’aria luminosa
scorre la strada che attraversa il caos
dalla passione trepida del giorno
all’orizzonte fermo del distacco
alla finestra
 l’aria si è fatta percepibile
– fredda, metallica, fine sulle tempie -
colpisce come un pùngolo negli occhi la marea
onda su onda che dà il passo al mio pensiero
la marea, onda su onda, la marea la marea onda
su onda
l’illusione di essere umile e preciso mi lasciò
un mondo di sussurri e di lamenti stretti