Ma la voglia non si misura

Ma la voglia non si misura
su scampoli di tela
tra le pagine di un'agenda
nella tasca cucita,
né su un'arteria
nella sera estiva intrisa
o sul dorso di una serpe
attorta intorno al collo
di una vuota bottiglia.
Sempre più lontano
tra le onde di una musica di pietra
mi volgo in un rovere scarmigliato
nella tempesta che sradica.
....
La luna annega nell'inchiostro nero;
mutandosi in gesso la penna
s'imbianca a tracciare sulla lavagna
sconfinata del cielo notturno
un ringraziamento per lo sguardo
che dall'incipit
questo percorso breve
rischiara (ti ricordi, madre,
nel lume dorato
della tua ultraterrena stanza
il momento a Milano, tra il salumaio
e il fiorista di piazza Tricolore,
 tra bici guizzanti
oltre i taxi in attesa,
prossimo al semaforo:
mi scorgesti, in me te stessa
ravvisando truccata da giovane poeta
a zonzo nella notte rorida
o nel giorno afoso, poco importa).
 
....
 
Non mi vanto
di non essere politically correct,
di essere la febbre
in fondo alla pagina,
lo scorrimento sillabico
che mai termina seppellendo vivo l'universo.
Mi perdo
tra volti che appaiono e scompaiono
nelle latrine dell'aurora,
tra fantasmi sfuggiti
al desiderio inappagabile,
ebbri di vita
nella notte che sfavilla
insaziata.
 
....
 
Non c'è più la gabbia,
nè il pappagallo, nè la bambina
a gridare "cocorito"
di ritorno dalla pagina-spiaggia.
Ora Ale prepara
un corto su un suicida
per amore della TV.
E io mi dico "passa
il tempo" o meglio, canto
i sogni che non hanno mai fine,
nè misuro il mutamento.
Ma la memoria inganna
perchè il nome del pappagallo
era Loreto, un nome
che non rima con mito
ma con veto...