"Dopo tutto questo tempo sull'acqua dico la verità"

III.
 
dopo tutto questo tempo sull’acqua dico la verità dell’acqua ci sembrava
nella pietra
ci sembravano occhi di uccelli marini ossidati e spolpati dal sale quelle
pietre
chi poteva dirle una sottrazione dalle acque?
la pietra nel centro resta infrangibile anche quando la spacchi
se solo il gelo bloccasse le acque e serrasse il muso di questa chiglia
allora non riconosceresti la pietra da ciò che un attimo prima era acqua
è una questione di temperatura non di compattezza
l'acqua disperde la memoria la pietra trattiene
il fuoco che dilata e spezza le giunture del ghiaccio schizza dalla pietra
chi potrebbe distinguere il dorso degli scogli da quello delle balene?
un tempo alcuni dei nostri diventeranno rocce e noi passandogli accanto
con
le chiatte faremo attenzione a venerarli
                                              le rocce sono un patto
altri verranno a speronarci quelli i morti non pacificati
altri di noi diventeranno calcinacci che si sbriciolano e galleggiano sulle
acque pezzi di luce
sono una sottrazione della terra le acque una caduta
oppure ciò che la terra solidifica?
«alla morte arriviamo nudi come l’acqua» dicevano
arrivavano tutti attorno a quella pozza dopo che i canali furono scolati
tutti
i punitori con le briglie attorno ai polsi si piegavano assieme alle bestie
gli slavi dall’altra i vinti
«l'acqua disinfetta dalla morte» dicevano
non si poteva venire con i barili o le cisterne a portarsi via l'acqua
le pozze si aprivano cerchi di luce nella tenebra
ma più ancora dell’acqua resterà la pietra
la pietra sul fondo è il centro dell’acqua la sorregge
anche questa pozza restringerà il suo cerchio
le bocche assieme al tempo dalle molte bocche la seccheranno
vedo già le piante inclinarsi per pompare fuori l'acqua con più forza
prima che il fango coprirà ogni cosa
poi sarà l'erba e le lucertole saettanti
a quel tempo non ci sarà più traccia di punitori né di città
né di quell’acqua dove venivano gettati gli uccisi
l'acqua disfa i morti con lentezza ma con meticolosità attraverso la sua
molle materia ritornano a noi i morti
e quando la terra tornerà stabile e il dislivello colmato
resterà solo la pietra
radice ingrossata d’acque
riserva per gli assetati prima che da quella pietra comprimendosi non
sgorghi altra acqua ancora
«conserva le pietre perché ogni pietra è un morto» dicono
 
la luce sfonda e confonde la roccia
e gli alati che dalla luce sono sorti non possono sollevare il duro
«quando tutti i palati si fecero duri
non ci fu più materia capace di contenere il liquido» dissero
ma l’acqua è un’altra illusione di luce
solo più compatta ci puoi affondare scambiare i giunchi per raggi
i mercanti portarono merci avariate e il sale altra porzione di luce ancora
ma ricavata da un unico blocco di luce e poi frantumato
allora i palati divennero scudi e più larghi
«il desiderio non si estingue mai godendo di ciò che è desiderato
in una via sassosa in una via di spigoli e punte porta questa pratica» disse
potranno i palati restringersi nella sillaba?
quella sillaba che prima è uno degli alati poi un albero dai tralci sicuri
poi sola luce che compone e scompone
riuscirai a estinguerti nella sillaba?
largo come una moneta è il palato e in quell’equilibrio resti
la sillaba è una lisca che non oscilla
conficcata nell’uomo che lo centra che lo raddrizza che puoi dire tu
anima
 
da Annali, Atelier Edizioni, Borgomanero