Cattura un’altra immagine potente
la mia mano, un’attesa
nella scrittura sottile degli alberi
il suono attutito del tempo che avanza.
Bisogna immaginarlo uno steccato
il blu elettrico che blocca il diaframma
e salda parole a paesaggi,
paesaggi a parole…
Come un agguato visivo il vento
nel linguaggio mobile dei ventagli
rinchiuso in un fotogramma verde
nel grigio che stringe lo sguardo.
Bisogna immaginarle impresse
a diciotto millimetri le cose,
numeri aguzzi che ruotano nell’azzurro
di bandiere oltre i fili del tram.
Poi giù, pietre al collo
griglie di cemento, la solitudine
crudele delle culle,
i tronchi leggeri dei larici
che oscillano al vento…