La morte ha il volto di poesia
lo zucchero a velo sulle palpebre
e tu che mi narri di strane simbiosi
di materie analitiche, finché vivi...
ma vedi, c'è in questo insaziabile
pensiero occidentale, questo volersi spiegare...
qualcosa di inenarrabile, la polizia che cerca
un materiale poliziesco
la morte - si dice - è sempre in agguato
e noi sempre a nasconderci a prenderci
cura, l'uno dell'altro
a tirarci il fiato, a negare
mi hai detto - lasciami un'illusione
ma io non voglio più illusioni
poi ci caricheranno su barconi
veglieranno anche in noi, il morto
sappimi guardare ora, ché l'amore
è cura, del qui e ora, del gelido
o bollente salto incognito (e l'illusione
comunque non scompare)
neanche strappando i veli ai drappi
i copertoni delle auto, alzando
al sacrificio il teatro dei fuochi, sventrando
la prostituta viola
Ecco le macchie che invano cerchiamo
sulle mani dei santi, sugli accigliati
che ancora popolano i marciapiedi:
la morte non è qualunque
non consente traffici d'occasione
sbocca come una strada asfaltata
in mezzo alla campagna, riassorbe
il male del paesaggio, ci libera
l'hanno trovato morto in una pensione
- impossibile sottrarsi al debito -
che strozzinava, che cercava a suo modo
di ritagliarsi un lavabo, un armadietto
ma è questo ridursi ai margini
ai minimi termini, il tollerarlo
che con la morte mi fa perdere
m'addossa mille abbandoni.
(da Apocalissi fredda, ed. Agorà)