Operai arrampicati sui pali elettrici di mattina
che fanno, dove riparano il guasto
e se anche si parte per un lavoro di manutenzione
mi trovo d’accordo con questi della stazione
con le tute fluorescenti.
Altri rimuovono tettoie di amianto, le antenne
abbinate come ai rami vecchi di altri tempi morti:
i rami stanno attenti, il cielo non si muove.
Toccava mettersi i guanti e una maschera sottile
di carta
davanti alla bocca, scarponi di fibra
casomai colasse altra scoria. La rimozione del ferro:
acqua mista a ruggine acqua mista a terra
che diventa fango. Altri spostano basamenti
di cemento
spargendo ghiaia, usando dell’aria
compressa, un fiato diretto che stacca.
I vermi stanno sotto il masso è cresciuto il muschio
nella centralina.
Altri ancora si attengono alle istruzioni, all’igiene.
Non toccano a caso ma eseguono, nemmeno parlano.
Certo che quando un perno cede bisogna cambiare l’osso
e l’osso in circolo per il sangue è inquinamento.
Intorno a un altro asse un altro osso un altro corpo
tocca colare stendere da un latta di tinta
una lingua nuova a terra come un terreno rosso.
Armi, macchine da cucire, bici, pezzi di ricambio.
C’è tutto qui dentro la fabbrica del mondo.
Due che si guardano intorno:
(cosa si coglie in quelle facce:
intimità, licenze di acquistare competenze
processi di aggregazione
nel moto a carbone)
mentre il mondo si espande si fonde
ha temperature elevate una rivoluzione
impercettibile ad occhio nudo intorno al suo asse
(si parla di rivoluzione terrestre).