Scena 5

 
Entra Luigi (Creonte) sulla coda del canto di Paola.
Sentinella (Nadia) da destra palco.
 
Sentinella: "Signore, non dirò di essere giunto qui
ansimando per la fretta, con le ali ai piedi.
Più di una volta mi sono fermato a riflettere,
e durante il tragitto mi voltavo spesso per tornarmene indietro,
perché la mia mente mi diceva così:
“Disgraziato, perché corri incontro al castigo? animatamente
Sciagurato, ti fermi un’altra volta?
E se Creonte lo saprà da qualcun altro, pensi di farla franca?”.
Arrovellandomi con questi pensieri, procedevo lentamente: più calma
in questo modo anche un tragitto breve si allunga.
Ma alla fine ho deciso di venire da te.
E anche se mi costerà la vita, tuttavia parlerò,
perché vengo aggrappandomi alla speranza
che non mi capiterà niente di diverso da ciò che è decretato dal destino.
 
Creonte: "Che cosa ti sgomenta?"
 
Sentinella: "Per prima cosa, voglio dirti quello che mi riguarda:
non sono stato io, non ho visto chi sia stato a farlo,
e non sarebbe giusto che mi capitasse qualcosa."
 
Creonte: "Hai fatto bene i tuoi calcoli e ti premunisci:
hai tutta l’aria di portarmi una notizia non gradevole."
 
Sentinella: "Poco fa qualcuno ha dato sepoltura al morto, e poi si è allontanato;
ma prima ha cosparso il cadavere di polvere riarsa, e ha celebrato i riti funebri."
 
Creonte: "Che cosa dici? Chi ha osato farlo?"
 
Sentinella: "Non lo so.
Non c'era colpo di vanga né fendente di zappa.
La terra era dura e compatta, non sfaldata, né segnata da ruota di carro.
Nessuna traccia del responsabile.
E quando la sentinella di turno al mattino ci mostrò l’accaduto,
la sorpresa non piacque a nessuno:
il cadavere non si vedeva più, ma non era stato sepolto.
Lo copriva però uno strato sottile di polvere,
come se qualcuno volesse evitare il sacrilegio1.
E non si vedeva nessuna traccia di fiere o di cani che gli si fossero accostati per sbranarlo.
Scrosciano reciproci insulti, i custodi si accusano l’un l’altro.
E sarebbe finita in una rissa, perché non c'era nessuno a trattenerci.
Tutti presunti colpevoli, nessun reo confesso, tutti all’oscuro dei fatti.
Ed eravamo pronti a prendere in mano ferri roventi,
a camminare sul fuoco, a giurare nel nome degli dei
che non avevamo fatto nulla e non eravamo neanche complici
di chi aveva ideato e portato a termine il misfatto.
Infine, poiché con le nostre indagini non si arrivava a niente,
uno pronunciò parole che ci fecero abbassare la testa terrorizzati,
perché non sapevamo che cosa replicare,
e seguire il suo consiglio non ci avrebbe portato niente di buono.
Proponeva di rivelarti l’accaduto, senza nascondere nulla, e l'ebbe vinta.
E lo capisco: nessuno ama chi porta cattive notizie.
Il sorteggio designò proprio me, per mia sventura, a incassare questa bella vincita.
Ed eccomi, contro voglia, di fronte a chi non mi gradisce."
 
Creonte: "Da un po’ di tempo alcuni uomini della città che mal sopportano i miei ordini
mormoravano contro di me, scuotendo la testa di nascosto,
e non si piegano sotto il giusto giogo in segno di dedizione.
So per certo che sono stati loro a pagare le guardie per fare quello che hanno fatto.
Non c’è mai stato tra gli umani niente di peggio del denaro,
che devasta le città, sradica gli uomini dalle loro case,
plagia e corrompe gli animi degli onesti e li avvia alle azioni più infami,
addita la via del delitto, li inizia al sacrilegio.
Ma tutti quelli che hanno compiuto misfatti del genere, corrotti dal denaro,
prima o poi la pagano cara, come è giusto.
Rovina, non salvezza: ecco che cosa portano ai più i guadagni sporchi!
Se non mi stanerete i responsabili,
dovrete ammettere che cattivi guadagni procurano disgrazie!"
 
Sentinella: "Speriamo che lo s Covino!
Ma, lo catturino o no – di questo deciderà la sorte –
non c’è verso che tu mi veda ritornare qui!
Già adesso devo rendere grazie agli dei
se sono salvo contro Ogni mia speranza e ipotesi."

Esce Nadia.
Escono Creonte (Luigi) e Maschere.
 
 
  1. 1. La legge arcaica prevedeva che chi si imbattesse in un cadavere insepolto gli versasse addosso della polvere, stando rivolto a Occidente, per evitare la maledizione.