Scena 7


Musica 5
Entrano Susanna, Michele e Laura da sinistra.
Entra Marco (Creonte) un po' dopo.
Nadia da destra.
 
Sentinella (Nadia): "E’ stata lei!
L’abbiamo sorpresa a seppellire il cadavere."
 
Creonte: "Che cosa succede?"
 
Sentinella: "O sovrano,
di nulla i mortali possono giurare che non accadrà mai:
la riflessione che segue smaschera l’errore precedente
Non avrei avuto davvero voglia di tornare qui,
dopo la tempesta di quelle tue minacce.
E invece, poiché non c’è nessun piacere che eguagli una gioia inaspettata,
anche se avevo giurato di non ripresentarmi,
eccomi, con questa ragazza sorpresa a onorare il morto!"
 
Creonte: "Dove l’hai presa? E come?"
 
Sentinella: "Quando arrivammo là, dopo quelle tue terribili minacce,
spazzammo via tutta la polvere che copriva il morto
e scoprimmo completamente il corpo in putrefazione.
Poi ci sedemmo al riparo dal vento, sulla cima di un poggio,
per evitare di essere investiti dal tanfo che emanava.
Ci incitavamo l’un l’altro a stare svegli,
e se qualcuno voleva risparmiarsi quell’impegno, lo coprivamo di insulti.
E la durammo così finché il cerchio fulgido del sole
non fu al centro del cielo, nella vampa della calura.
Ed ecco che all’improvviso una tempesta
solleva dal suolo un turbine di polvere, flagello dell’aria, e invade tutta la pianura,
schiantando le chiome degli alberi, invadendo il vasto cielo
In silenzio, reggevamo la peste divina.
E quando, dopo un bel po’, la tempesta finisce,
ci appare la fanciulla, che lancia striduli lamenti
E subito con le sue mani porta polvere riarsa,
e levando in alto una brocca di bronzo ben cesellata lo onora di una triplice libagione.
Appena ce ne accorgiamo, le piombiamo addosso, e la acciuffiamo subito,
senza che dia segni di turbamento.
La accusiamo di quello che ha fatto prima, di quello che sta facendo adesso.
Non nega nulla.
E questo per me è motivo di gioia e di pena al tempo stesso."
Avanza e rivolta al pubblico con aria complice dice
"E’ bellissimo, scampare alla sventura, ma è strazio trascinarvi chi ci è caro!
Ma, per carattere, tutto questo mi interessa meno della mia salvezza."
E resta in scena.
 
Creonte: "E tu, tu che chini a terra il capo, confermi o neghi di averlo fatto?"
 
Antigone: "L’ho fatto, e non lo nego!"
 
Creonte: "Tu, vai pure dove vuoi! Sei libero dalla pesante accusa."
Nadia esce.
"In quanto a te, dimmi in poche parole, senza tirarla per le lunghe:
sapevi che un bando lo proibiva?"
 
Antigone: "Lo sapevo. Come avrei potuto non saperlo? Lo sapevano tutti."
 
Creonte: "E hai osato calpestare queste leggi?"
 
Antigone: "Non era certo stato Zeus a proclamarle,
né Dike che abita con gli dei di sottoterra1!
Non furono loro a stabilire queste leggi per gli umani.
E non pensavo che i tuoi bandi avessero tanta forza da consentire a chi è mortale
di trascurare le leggi non scritte, ma salde, degli dei,
che non sono nate oggi, non ieri, ma vivono dall’eternità
e nessuno sa quando si rivelarono2.
E io non dovevo essere condannata dal tribunale degli dei
per essermi lasciata intimidire dalla tracotanza di un umano.
Sapevo – come non saperlo? – di dover morire,
anche se tu non avessi proclamato i tuoi editti.
Ma morire anzi tempo, io dico che è un guadagno:
per chi vive, come vivo io, tra mille sventure,
come potrebbe non essere un guadagno, la morte?
Fare questa fine, per me è un dolore di poco conto.
Ma se avessi lasciato senza sepoltura il cadavere di un figlio di mia madre,
quello sì sarebbe stato un dolore!
Di questo, invece, non soffro.
E se ti sembra il gesto di una folle, forse folle è chi mi accusa di pazzia."
 
Creonte: "Volontà troppo ostinate si schiantano più facilmente.
E il ferro più duro, se il fuoco, temprandolo, lo indurisce oltre misura,
vedrai che il più delle volte va in frantumi.
E so che un piccolo freno tiene a bada i cavalli più focosi:
non deve insuperbire, chi è in balia di altri.
E costei, nella sua tracotanza, sapeva bene di compiere un misfatto,
quando calpestava le leggi stabilite.
E dopo averlo commesso, ecco il secondo affronto: se la ride, si vanta del bel gesto!
E se trionfasse impunita non sarei più io, l’uomo, ma lei.
Sia pure figlia di mia sorella, e sia pure del mio stesso sangue,
ancora più di tutti coloro che venerano lo Zeus protettore della mia casa3:
né lei né sua sorella scamperanno alla peggiore delle sorti!
Accuso anche lei di avere ordito questa sepoltura!
Fatela venire!
L’ho appena vista dentro la reggia, smaniosa, fuori di sé.
L’animo furtivo di chi trama infamie nell’ombra di solito si tradisce prima del tempo
Detesto chi si fa cogliere in flagrante, e poi cerca di nobilitare il suo misfatto."
 
Entra Antonietta e sta sullo sfondo
 
Antigone: "Che cos’altro vuoi, oltre ad avermi presa e destinarmi alla morte?"
 
Creonte: "Nulla: per me, avere questo è avere tutto."
 
Antigone: "E allora, che cosa aspetti?
Non c’è una sola delle tue parole che mi sia gradita.
E possa non piacermi mai, come ti disgustano le mie!
E poi, quale gloria maggiore che dare sepoltura a mio fratello?
Tutti costoro ammetterebbero di apprezzare quello che ho fatto,
se la paura non sigillasse la loro lingua.
Ma il potere comporta molti vantaggi, e tra questi fare e dire ciò che si vuole.
 
Creonte: "Tra tutti i Tebani4 sei l’unica a vederla così."
 
Antigone: " Anche loro la vedono come me."
Ma tengono la bocca chiusa per farti piacere.
 
Creonte: " E tu non ti vergogni a pensarla diversamente?"
 
Antigone: "Non c’è niente di cui vergognarsi, se si onora chi è nato dalle stesse viscere."
 
Creonte: "E non era tuo fratello anche chi è morto combattendo contro di lui?"
 
Antigone: "Certo che era mio fratello, nato dalla stessa madre e dallo stesso padre!"
 
Creonte: "E allora perché rendi all’uno onori che infamano l’altro?"
 
Antigone: "Non testimonierebbe questo il morto."
 
Creonte: "Sì, se gli tributi gli stessi onori del sacrilego."
 
Antigone: "Non è morto un suo schiavo, ma suo fratello!"
Cristina si alza.
Creonte:  "Ma è morto mentre voleva mettere a ferro e fuoco questa terra.
L’altro, invece, schierato a difenderla."
 
Antigone: "In Ogni caso Ade reclama questi riti."
 
Creonte: "Ma non che l'eccellente sia trattato alla stregua dell’infame."
 
Antigone: "Chissà che laggiù non valga questa legge!"
 
Creonte: "Il nemico non è mai amico, nemmeno dopo morto!"
 
Antigone: "Non sono nata per condividere l’odio, ma per amare con chi ama."
 
Creonte: "E allora, se devi amare, vattene laggiù, ad amarli!
Finché vivo, non sarà una donna a comandare!"
 
Coro (Cristina) : "Ecco davanti alla porta Ismene,
che versa lacrime di sorella!
Una nube sopra le ciglia
le deturpa il viso, rosso come sangue,
e il pianto inonda le belle guance."
 
Creonte: "Tu
che ti sei insinuata nella mia casa come una vipera, e mi succhiavi la vita di nascosto
e io non sapevo di allevare due flagelli, due rovine del mio trono,
forza, parla! Ammetti di avere partecipato a questo rito funebre,
o giuri di esserne all’oscuro?"
 
Ismene: "L’ho fatto, se lei è d’accordo,
e condivido l’accusa, e ne sopporterò le conseguenze!"
 
Antigone: "Sarà Dike a non concedertelo:
tu hai rifiutato di prendervi parte, e io non ti ho voluta al mio fianco!"
 
Ismene: "Ma ora che sei nella disgrazia non mi vergogno
a imbarcarmi sulla stessa nave di dolore."
 
Antigone: "Non unirti a me nella morte,
e non impadronirti di ciò che non hai neppure toccato!
Basto io, a morire."
 
Ismene: "Come potrei aiutarti, almeno adesso?"
 
Antigone: "Salvati! Sarò felice, se scamperai alla morte."
 
Ismene: "Oimoi me infelice! Non seguirò il tuo destino?"
 
Antigone: "Tu hai scelto di vivere, io di morire.
Coraggio, tu sei viva.
La mia vita invece è già finita da tempo, per rendere servizio ai morti."
 
Creonte: "Dico che di queste due fanciulle una è impazzita adesso,
l’altra era nata pazza."
 
Ismene: "Che vita mi resta da vivere, da sola, senza di lei?"
 
Creonte: "Non dire lei: non c’è più."
 
Ismene: "Ucciderai la promessa sposa di tuo figlio?"
 
Creonte: "Sarà Ade, non io, a sospendere queste nozze.
Basta con gli indugi!
Servi, portatele dentro!"
Escono Susanna, Antonietta, Michele, Laura e Marco.
"Queste donne non devono restare in libertà!
Anche i temerari scappano, quando vedono la morte accostarsi alla vita."
 
 

 

  1. 1. Dike, dea della giustizia, è tradizionalmente associata  sia con Zeus che con le Erinni, le quali sono divinità ctonie.
  2. 2. Sulle leggi non scritte ed eterne, cfr. anche Edipo re, vv. 865 ss.
  3. 3. Zeus Erkéios veniva onorato in un altare nell’atrio della casa, e tutelava i legami tra i membri della famiglia.
  4. 4. Sono i Tebani, discendenti di Cadmo.