Scena 8

 
Musica 2
 
Coro (Galliana): "Beati coloro che vivono
str.
senza provare sventura.
Ma quando un dio sconvolge la casa,
Ogni genere di sciagura
si abbatte su tutta la sua discendenza:
così, sospinta dalle raffiche maligne dei venti traci,
l’onda corre sull’abisso buio del mare
e rovescia dal fondo la sabbia scura;
rimbombano, gemono, le coste
battute dalle onde, dai venti ostili.
Sciagure antiche sulle sciagure dei morti
ant.
vedo abbattersi nella reggia dei Labdacidi1.
La stirpe non ne libera la stirpe
ma un dio li schianta, senza scampo.
Una luce si irradiava
sull’ultima radice del casato di Edipo,
ma ora la falcia
la polvere intrisa di sangue,
consacrata agli dei di sottoterra,
e parole in delirio,
e l’Erinni della mente.
Chi, tra gli umani, o Zeus,
str.
potrebbe frenare con la sua superbia la tua potenza,
Per domani, in futuro, nel passato,
vige una legge, nella vita dei mortali:
nessun eccesso, senza rovina.
La speranza errante
ant.
per molti tra gli umani è un guadagno,
per molti è illusione di desideri senza senso:
striscia dentro l’uomo
che non si accorge di nulla,
prima di scottarsi il piede
sulla vampa ardente
Alla saggezza di qualcuno
dobbiamo il detto famoso:
il male sembra un bene,
se un dio travolge la mente alla rovina.
E poco tempo vivrà senza rovina."
 
Esce Galliana
 
 

 

  1. 1. Sono i discendenti di Labdaco, che era nonno di Edipo: dunque, Antigone e Ismene.