Camminavi oltre l'inferno
sulla spuma dell'onda.
Mentre un'umanità perduta intorno a te
fagocitava i resti dal fondo di sudicie gavette
udivi la tua Musa
mare in fondo alla conchiglia.
L'Angelo della Notte vegliave sui tuoi sogni
che non varcassero i confini del proibito.
Dentro di te la musica del mondo.
Giurasti fedeltà all'azzurro per volare ma...
tua madre...tua madre...
si consumò la fronte a furia di frugarci dentro
e poi si perse mentre
tu con occhi brucianti
sussurravi i tuoi canti al buio del silenzio
nell'odore forte di urina misto a ceri.
E giocando d'azzardo con la fantasia
ritrovavi le immagini di ieri
dentro le mura grigie, fra le sbarre.
Giurasti fedeltà all'azzurro.
Il bisogno di esistere quale eri
come colui che eri stato
libero, ti fu negato.
Ora non eri più.
Lasciarsi andare in uno specchio d'acqua
è ciò che resta
quando le grida troppo a lungo
hanno eccheggiato a vuoto
nel buio corridoio a scacchi.
16 settembre 2000
(Al poeta Dino Campana)