Fu breve
la notte dell'estate
fra l'isola e la stella:
noi venivamo da una fresca sera,
dove i clamori sparsi
svanivano lontani.
Sbiadiscono i colori,
e nell'intensa luce
la stella più non appare:
il cielo irrompe
fra gli abissi del buio,
il tempo immaginato
elude, per un attimo, l'eterno:
la danza delle cose
segna il passo delle abitudini:
l'aria che dimora
nella distanza della solitudine
parla con voce d'onda
al sibilo prigioniero del vento;
nuvole opache tramano
lente pioggie a catena.
Si smorza l'eco del silenzio,
mentre tutto si fa d'ombra la sera;
la breccia sul passato
libera voci antiche
e l'anima si abbandona
nel breve soffio del tramonto
al tempo profondo delle grida.