Uomo, mio figlio

Nemmeno noi stessi
possiamo raggiungerci
nella nostra infelicità
anche frugando in fondo all'anima.
Tra tutto ciò che appare vedendo
o filtrando da una tavola i colori
si apprendono verità
distorte dalla forma:
solo dentro le immagini
saettano
le rette curve del pensiero.
Quando il ricordo
ha veste di lenzuola,
una tortura invade
l'anima di seta:
nel vivere felice
il dubbio della sera,
lo sguardo al centro del buio,
e naufragare stanco
nell'ovulo omicida,
l'uomo naviga il mare opalescente,
acque dell'utero materno,
seguendo
ripidi torrenti di vagina.
Dirompendo dai fianchi
all'esausto pube,
in divaricazioni metalliche,
viene alla vita
nel sapore del sangue:
le parole nascono dal cuore,
i figli dal profondo sconosciuto.