Citta’ di Lerici - Teatro Astoria
Associazione Culturale Arthena
Venerdì 12 giugno alle ore 21 al teatro Astoria di Lerici con ingresso gratuito (dopo il rinvio dal 21 maggio per grave indisposizione di un attore protagonista) andrà in scena Bakchai (Baccanti) di Euripide, nella traduzione e con la regia di Angelo Tonelli, nell'ambito della stagione del Teatro lericino.
In questa messa in scena Angelo Tonelli ha utilizzato il testo euripideo pubblicato nel quarto volume della sua opera La tragedia greca (Marsilio 2007, in corso di stampa anche per Bompiani, con testo a fronte) pressoché nella sua integrità, fatta eccezione per alcuni tagli e due aggiunte: ha aggiunto una sorta di commento metatestuale che rivela il carattere iniziatico della passione di Penteo, e nel finale ha rivelato il senso dell’opera con alcuni testi suoi, che attualizzano il trionfo della sapienza dionisiaca sul potere, per altro ben chiari nella tragedia, come ipotesi di una rigenerazione sapienziale della civiltà, oggi più che mai necessaria. Gli interpreti sono Luigi Armelloni, Galliana Barabini, Antonietta Grassi, Michele Karuz, Nadia Stanziola, Susanna Salvi, Laura Letari. Voce: Paola Polito; Consulenza coreografica: Annalisa Maggiani; Scenografia: Giuliano Diofili. Assistenza regia: Susanna Salvi. Testi: Euripide, Angelo Tonelli; Musiche: Giacinto Scelsi, Kodo, Diamanda Galas, Paola Polito. Trucchi: Mireille Ribaud Provenzali. Costumi: Maria S. Couture. Maschere: Antonietta Grassi. Pittore di scena: Luigi Armelloni.
Baccanti di Euripide, rappresentata postuma alle Grandi Dionisie del 403 a. C., è l’unico dramma a noi rimasto del teatro attico – che pure era consacrato a Dioniso – a trattare esplicitamente del dio, se si fa eccezione per alcuni frammenti dal Penteo e dalla Lykourghia di Eschilo. Il titolo deriva da Bakchai, che significa “iniziate al culto di Bacco”, che è uno dei nomi di Dioniso. Capolavoro di creazione e costruzione drammatica, si snoda in un intreccio assai semplice: Dioniso, sotto le mentite spoglie di uno straniero che viene dall’Asia, dichiara che si vendicherà di Tebe e del suo re Penteo che rifiutano di tributargli il culto dovuto, e colpisce con il delirio bacchico Agave, madre di Penteo e le sue sorelle, trasformandole in Baccanti, e anche l’indovino Tiresia e il re Cadmo, che sono pronti ad andare sul Citerone per unirsi alle Baccanti e celebrare il rito estatico in onore del dio. Interviene Penteo, che minaccia di incatenare lo straniero e le Baccanti, per impedire che stravolgano l’ordine della città, ma non può non subire il fascino del dio. Lo straniero-dio si libera dalle catene, e libera le Baccanti, provocando un terremoto nel palazzo e trascinando nell’allucinazione Penteo. Dioniso crea una trappola mortale per Penteo, che è anche la sua iniziazione violenta ai misteri dionisiaci, invitandolo a travestirsi da donna per andare sul monte a spiare le Baccanti. Penteo cade nella rete tesagli dal dio, e si traveste da donna, nella culminazione grottesca della tragedia, che allude però anche alla sua vestizione iniziatica, e va sul monte. Un Messaggero racconterà che sua madre Agave, nel delirio, lo scambia per un cucciolo di leone e lo fa a pezzi con le sue stesse mani: è lo sparagmós, lo smembramento rituale che ricorda quello subito dal dio, e allude alla identificazione dell’iniziato con la divinità. Infine Agave torna trionfante in città e mostra con orgoglio a Cadmo, suo padre, la testa di Penteo infilzata in un tirso. La tragedia si chiude con il lamento patetico di Cadmo sul corpo straziato del figlio, e con Agave che ritorna in sé, e grida il proprio orrore. Trionfa, atrocemente, il dio dell’ebbrezza e dei misteri, sulla cecità del potere.