A luci spente e sipario chiuso: Traccia 1, voce
Si apre sipario:
Fumo
Luce: rossa e blu
Musica: Traccia 2, Scelsi, 35 secondi circa
Le baccanti entrano in silenzio, al rallentatore, appena articolando le parole aima (sangue) Susanna uranòs (cielo) Galliana ghèchthon (terra) Anto dionysos Nadia. Fanno il gesto di raccogliere dalla terra e portare all’altezza dello sterno. Ogni tre parole guardano in giro. Poi avanzano aumentando un po’ il volume, e si fermano dai cembali a terra. Nadia dietro a sinistra, Anto dietro a destra, Galliana avanti a sinistra, Susanna avanti a destra.
Cominciano a essere percorse da una corrente di energia dal basso all’alto, che anticipa la musica. Convulsioni. Come se un filo le tirasse su.
Luce: bianca e gialla
Musica: Traccia 3, tamburi kodo, circa 45 sec
Si alzano, fanno tre giri su se stesse poi al centro 3 volte, poi indietro 3 rotazioni e stop chinate
Musica: Traccia 4, voce preregistrata
Entra Dionoso Laura lentissimo
Dioniso-Mascera:
Eccomi giunto a questa terra dei Tebani,
io Dioniso, figlio di Zeus, che Sémele figlia di Cadmo
un giorno partorì alla vampa della folgore.
Dio mutato in uomo, sto presso le corrènti di Dirce e l’acqua dell’Ismeno.
Lasciati i terréni ricchi d’oro dei Lidi e dei Frigi
mi sono spinto alle pianure della Persia battute dal sole,
alle fortezze della Battriana e alle lande tempestose dei Medi
e all’Arabia felice e a tutta quanta l’Asia che si estènde lungo il mare salato,
alle sue città bèn turrite, popolate da intrécci di Grèci e di Barbari.
E dOpo avere introdotto anche là i miei cori e avervi istituito i miei mistèri
sono giunto, prima tra le città grèche, a questa città,
affinché ai mortali sia chiaro che sono un dio.
E qui a Tebe, per la prima volta in terra grèca,
ho suscitato il grido sacro, e ho fatto indossare la pelle di cerbiatto,
e ho fatto impugnare il tirso, dardo d’ edera.
Le sorelle di mia madre
– proprio loro, che meno di chiunque altro avrèbbero dovuto farlo –
andavano dicèndo che Dioniso non èra figlio di Zeus,
E’ per questo che le ho cacciate fuori dalle loro case sotto il pungolo della follia
e adesso dimorano sui monti, in delirio,
e le ho costrette a indossare i paraménti dei miei riti.
Questa città, anche se non vuole,
dève capire che cosa significa non essere ancora iniziata al mio culto.
Cadmo ha affidato a Penteo, figlio di sua figlia, le prerogative regali,
ed egli fa guerra al mio culto, e mi esclude dalle offerte rituali
e si diméntica sèmpre di me nelle invocazioni.
Per questo a lui e a tutti i Tebani io mostrerò che sono un dio.
E se Tebe, nella collera, tènterà di riportare con le armi le baccanti giù dalle montagne,
scénderò in campo alla testa di un esercito di menadi:
è proprio per questo che ho depOsto la mia forma divina,
e ho préso le sembianze di un umano.
Avanti, mio tìaso, voi che avete lasciato il Tmolo, baluardo della Lidia, (braccia in alto)
voi donne che ho portato con me dalle gènti barbare,
mie compagne di sosta e di viaggio,
levate in alto i timpani frigi, inventàti da Rhea Madre e da me! (Bacc. agitano i cimbali)
Accorrete qui intorno alla reggia di Pénteo (più in lato le braccia)
e fateli risuonare, affinché vi veda la città di Cadmo!
Io vado dove sono le baccanti, nelle valli del Citerone,
per unirmi alle loro danze.
Arretra ed esce