Bakchai - Scena3

 
Luce bianca
 
Tiresia: (entrando dal pubblico con corona edera in testa abito bianco, cieco entra lentamente tastando il suolo col bastone)
Chi c’è alla porta?
Chiamate fuori Cadmo, il figlio di Agènore
che lasciò la città di Sidone e circondò di mura questa fortezza dei Tebani.
Qualcuno si muova! (rivolto al pubblico agita tirso)
Riferitegli che c’è Tiresia, che lo cérca.
Lui sa perché sono venuto qui, e su cosa ci siamo accordati,
io già anziano ed egli ancora più vecchio:
impugnare i tirsi, indossare le pelli di cerbiatto (agita tirso)
e incoronarci il capo con germOgli di edera.
 
Cadmo: uscendo dalla porta con tirso e corona di edera in testa ed in mano
O carissimo, da déntro casa
ho udito la tua voce sapiènte di uomo sapiènte, e l’ho riconosciuta.
Eccomi qui, pronto, con i paraménti del dio, Dioniso,
che è figlio di mia figlia e si è già rivelato dio agli umani:
dobbiamo farlo divèntare ancora più grande,
per quanto è in nostro potere.
Dove si dève danzare?
Dove posare il piède e agitare la testa imbiancata?
Guidami tu, Tiresia, (lo tocca) vecchio che guida un altro vecchio: tu sei sapiènte.
Io non mi stancherei mai, notte e giorno,  (batte con il tirso)
di battere il suolo con il tirso: che gioia,
ci siamo dimenticati di essere vecchi!
 
Tiresia: Anch’io mi sènto giovane e prènderò parte alle danze.
Cadmo: Saremo gli unici, in tutta la città, a danzare per il dio Bacco?
Tiresia: Sì, perché siamo gli unici a essere saggi: gli altri non capiscono niènte.
Cadmo: Bando agli indugi: stringi la mia mano. (porge la mano)
Tiresia: Ecco. E tu prèndi la mia, tiènila stretta. (prende la mano)
Cadmo: Non disprezzo gli dei: sono un mortale. 
Tiresia: C’è poco da fare i sofisti, con gli dei.
Le tradizioni degli antenati, antiche come il tèmpo,
non c’è ragionamento che possa abbatterle,
neanche con le escogitazioni della mente più eccelsa.
Qualcuno dirà che non mi vergOgno della mia vecchiaia,
se mi accingo a danzare con la testa incoronata di edera. (abbozza passi di danza)
Ma il dio non sta a fare distinzioni tra giovane e vecchio
quando si tratta di danzare:
vuole ricevere onori comuni da tutti,
e che tutti lo celebrino sènza eccezioni. (Pènteo arriva da dx)
 
Cadmo: Poiché tu, Tiresia, non vedi questa luce,
io ti farò da profeta, con le mie parole.
Ecco che Pénteo si sta affrettando verso casa,
il figlio di Echìone, al quale ho concesso il potere su questa terra.
Come è stravolto! Quale cattiva notizia avrà da darci?
Pènteo: Mentre mi trovavo fuori da questo paése,
ho udito le nuove svènture di questa città,
le donne che hanno abbandonato le nostre case fingèndo possessioni bacchiche
e fanno scorribande sulle sélve montane
tributando onori al dio novello, Dioniso, chiunque esso sia;
Ma a Bacco antepongono Afrodite.
Ma io le incatenerò con caténe di ferro
E le farò desistere da questo baccheggiare depravato.
Dicono anche che sia venuto uno stranièro,
uno stregone ciarlatano dai riccioli biondi e profumati,
dall’incarnato color del vino, che ha negli occhi la grazia di Afrodite:
notte e giorno, con il pretesto delle iniziazioni bacchiche,
si accompagna alle donne giovani.
Ma se lo sorprènderò sotto questo tetto,
gli spiccherò la testa dal collo.
Ma ecco un’altra meraviglia.
Vedo Tiresia, lo scrutatore di portènti,
e con lui il padre di mia madre, che baccheggia con il tirso!
Ridicolo.
No, non voglio vederla la vostra vecchiaia demènziale!
Non vuoi buttare via l’edera? A TIRESIA
Non vuoi liberare la tua mano dal tirso, tu, il padre di mia madre? A CADMO
Sei stato tu a fargli venire queste idèe, Tiresia.
Tu miri a introdurre tra gli uomini questo nuovo dio
per poter continuare a scrutare il volo degli uccelli
e lucrare dall’osservazione delle vittime nei sacrifici.
Se non ti avessero difeso i tuoi capelli bianchi
ti saresti già ritrovato a sedere nel mucchio delle baccanti, legato,
perché introduci iniziazioni perverse:
quando le donne sono ammesse alla gioia del vino nei banchetti,
io dico che non c’è più niènte di sano nei riti.
 
Tiresia: Questo dio nuovo, che tu prèndi in giro,
io non sarei in grado di dirti quale sarà la sua grandezza in Grecia.
Questo dio è profeta: il delirio bacchico dona grandi capacità divinatorie:
quando il dio, in tutta la sua potènza, entra in un corpo,
fa vaticinare il futuro agli invasati.
E lo vedrai anche tra le rupi di Delfi
balzare con le torce di pino nella pianura tra le due vétte
agitando e scuotèndo il ramo bacchico, grande in tutta la Grècia. (esaltato enfatico)
Su, dammi retta, Pènteo,
accogli nella tua terra il dio, versa libagioni, baccheggia,
e cingiti il capo con la sua corona.
Non mi lascerò sedurre dalle tue parole, non combatterò contro il dio.
 
Cadmo: O figlio, Tiresia ti ha consigliato bène. SI RIVOLGE A PENTEO
Vièni dalla nostra parte, non metterti al di fuori della giusta norma.
Adesso stai delirando e sragioni.
Anche se egli non fosse un dio, come tu sostièni dillo, ma tra te e te.
E racconta una bugia opportuna, dì che lo è:
così sembrerà che Sémele abbia partorito il dio
e ne trarremo onore noi e tutta la stirpe.
Guarda la fine atroce di Attéone,
sbranato nei prati dalle cagne sanguinarie che lui stesso aveva allevato,
perché si èra vantato di essere più bravo di Artemide nella caccia.
Che tu possa non fare la sua stessa fine!
Vièni qui, ti incoronerò la testa di edera: rèndi onore al dio con noi!
Cerca di incoronare Penteo
 
Pènteo: Giù le mani! Reagisce bruscamente
Vattene a baccheggiare e non contaminarmi con il tuo delirio!
Glièla farò pagare, a questo maestro della tua follia.
Presto, qualcuno vada agli scranni da dove Tiresia scruta gli uccelli!
(guardando al pubblico) Scardinateli con le sbarre, abbatteteli, buttate all’aria tutto quanto,
disperdete le sue bènde ai vènti e alle tempeste!
E’ questo il modo migliore per mordergli l’anima.
Andate nella città, e braccate lo stranièro dalle forme femminili.
E se lo catturate, portatemelo qui in caténe,
affinché crèpi sotto i giusti colpi della lapidazione,
e veda quanto è amaro il baccanale di Tebe.
 
Esce
 
Tiresia: Sciagurato, non sai quello che dici.
Già prima vaneggiavi, e ormai sei fuori di te.
Ma noi muoviamoci, Cadmo,
e per il bène suo e della città, anche se costui è un selvaggio,
chiediamo al dio di non colpirci.
Seguimi, con il bastone ricoperto di edera,
cerchiamo di sorreggerci l’un l’altro:
due vecchi che cadono sarèbbe una vergOgna.
Ma accada quel che accada:
dobbiamo servire Bacco, figlio di Zeus.
Che Pénteo non rèchi strazio al tuo palazzo, Cadmo.
Non parlo da indovino, ma da uomo che ha esperiènza delle cose.
E’ impazzito, e dice cose da pazzo.
 
Musica, traccia 6: Paola To Sophon 1 minuto, entra ed esce dal centro
 
ESCONO DALLA PARTE DEL PUBBLICO SORREGGENDOSI RECIPROCAMENTE
 
ESCE PENTEO