Bakchai - Scena8

 
Luigi: (mantello nero, maschera dorata)
Folle, Penteo, che nel nome porti lo strazio, 
tu che osasti sfidare il signore dell’ebbrezza e della sapiènza, 
Dioniso che diffonde i mistèri tra gli umani, 
misteri di estasi, mistèri che conducono oltre l’umano. 
Folle, stupido Pènteo, uomo del potere, che nel nome porti lo strazio, 
tu che non sapesti vedere nello stranièro il dio, 
e adesso dovrai cadere nella sua rete che ride, 
ridicolménte ottenebrato dai tuoi pensièri, 
quando avrésti dovuto crédere, 
crédere e contèmplare. 
Folle, troppo raziocinante Pènteo, uomo di un sapere limitato, 
che pagherai con la tua testa la tua tracotanza, 
e sperimenterai nella dissoluzione della morte 
l’estasi che potevi vivere nella gioia. 
Cièco, non vedésti nello stranièro dalle belle forme il dio, 
e adèsso egli si è liberato, e ti trascinerà nell’inganno che libera, 
farà di te un iniziato ai suoi misteri 
a prezzo della tua vita. 
Eccolo, lo stranièro che è il dio, e ti convoca. 
 
LUCE GIALLA 
MUSICA ANCORA TRACCIA 12 TAMBURO LENTO 
ESCE LUIGI
RIENTRA DIONISO LAURA RIENTRA PENTEO