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Il bel vento il pero
i suoi fiori cadono sulle nuove
cipolle, fra la lavanda.
Bianco fra i verdi germogli,
bianco sulla lavanda grigia:
schiuma sul mare.
Il bel vento: il pesco
le sue foglie corrono, l’orlo
rosso, il ricciolo comincia
lì, le foglie corrono, arricciano:
canne fra l’acqua del lago.
Il bel vento: i pioppi tremuli
si girano, le sottofoglie
splendenti, centomila
squame di sgombro.
Il bel vento la carne
della mela della nettarina
che schiocca nella pelle
aperta che mi trovo dentro.
(Sto pensando allo spazio, voglio meno lettura,
voglio spazio, vento che tira dall’ovest,
voglio punti cardinali, non voglio confessioni,
voglio il vento freddo, non voglio ciò che è sopra il reale,
voglio ciò reale, esatto preciso, voglio viaggio)
Voglio viaggio, che viaggio? Questo Ovest
meglio del vento ligure, delle nuvole pisane,
nessun vento tira così in Firenze, nessun
bel vento, nessun legno di frutto
da muovere, nessuno spazio ma quella
Arte morta, e l’errore
Di ricominciare, l’aria delle viuzze,
la poesia morta in quella lingua,
pus che sgorga da quegli occhi
(nessuna memoria d’esplorazione toscana),
nessun vento di questo estremo ovest
che rompe i colli europei.