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C’era la mia scomparsa anonima,
il corpo impigliato contro l’argine
il dolore oscuro di mia madre,
e il corpo che più non vide com’era
o come sarebbe stato
corpo e anima congiunti rimanevano nell’acqua profonda
in attesa che nell’acqua si aprisse un varco
che lei apparisse
che lei avesse dita d’acqua e labbra d’acqua
che lei avesse anima d’ossidiana
che io e mia madre potessimo toccarla
come si tocca l’ossidiana pura , nera, ma fluorescente al fondo.
Corpo luminoso, stelo d’acqua
tu vieni
anche se i tempi non lo consentono
anche se i tempi ci dividono
anche se sono pazzi
e nulla più possiamo fare.
Tu vieni perché sono innamorato di te.
Sono scivolata lentamente nel mese di giugno
verso la spiaggia di Portovenere a questo incontro.
Ho visto la terra sprofondare nell’acqua
e ciò che era immobile dalla nascita districarsi nel fogliame
assumere forme di animali, avvicinarsi alla fine.
Ho visto nuove sostanze forgiarsi dalle rocce,
i sassi mutare in corpuscoli stellari e precipitare nell’atmosfera
e l’erba concedersi alla macchia, annientarsi verso la Liguria.
Adesso tocca a me diventare te che da tanto aspetti
e vedere con questi occhi l’orlo del ponte
affondare nel fango, tocca al mio nome farsi guerra e
vanità tocca a Giulia diventare radio e alleato, salvezza e futuro
e a te sopportare la mia attualità di corpo giovane e bianco,
non ancora di donna. A me rendere la tua morte sopportabile.