Cavi dal marmo il tempo fermo.
colpo su colpo
nelle pietre del tuo ossario
dall’assenza di segni
ghiaccio.
Ma un tempo impastavi cifre col sangue
le notti erano candele giunte
bestie attraversavano le tue ferite
e senza morte leggevi ogni viscera.
Ora su stelle calcificate
non incanti che gazze
e senza dolore maledetto
ti accarezzi ad estasi screpolate.
Eppure allevavi serpi sul capo
itineravi acque
i tuoi frutti colavano polpa e rifacevano terra.
Ma tra le ossa che digrignano nel cranio
forte tu sai
–forte tu ancora–
che il destino è mutabile e incompleto.
E allora colpo su colpo
non cercare il plagio dell’attesa.
Fa’ scorrere sangue e tempo in cerchio
–ogni riccio
la cosa in bocca al centro–
Dove eri stata
ecco, ora, accedi.
Dall’assenza di segni
il biancospino arde lì sull’uscio.