Corale di Clitemestra

 

«Proprio tu sconvolgesti le antiche attribuzioni

ingannando con il vino antiche dee»

Eschilo, Eumenidi

 

In solenne corale

abbraccio il sangue scorrere di Ifigenia

resuscito, l’estremo braccio

di ferro con gli umani, laddove infuoca

il braccio di mare e gli attaccanti acceca

l’ira e noi tuonanti, sulle rupi nello scatto

a fendere il seno in pieno sole.

La strage

arrivò nel sonno, come si addice, avvolo

radente di predatori di vile rango.

Non fummo vili noi che alzammo

scuri e fiaccole di sangue

in pieno e lastricato giorno.

Non fummo inganno per i consenzienti.

Azzurre lapidi

gettammo nel mare e le ossa dei morti nel fluente

ordigno del mare per propiziare il cristallino

a seguire la dignità della caduta. Al grande mare

ci consegnammo, nell’ala aurorale un vibrato

di acqua e di cori nelle grandi pieghe dell’elemento

acquoso e sonoro.

Ora raccontano di serve

senza il pensoso mistero risorgente

della vergine, assegnano a ripiegate eumenidi

meriti di poco conto, nude e avvilenti

immagini di laide

erinni per scongiurare

rinascita di creature implumi dall’onda.

Ma quello che interno scivolava nel verde

delle vene, era sangue, sfiottante ala bipenne

fiero della vergine, sfiammante nero

erano i tempi della castità brandita insorgente

di donne irriducibili.

Chiunque si appresti, a quell’eternità

di cicli dovrà tornare, nolente o furente

ai Grandi Misteri.