Da “Canto della donna – pietra”

Ho il respiro degli anfratti, delle
caverne, dei figli concepiti nella
conca stessa del mare – del suo
ansito, ho il destino dei frutti,
e il tradimento, ho solchi irrisolti
l’ardente melograno, e destino
di parole in cui farmi carne
dove fiato non giunge a colmare
l’anima.

Ho storie antichissime, di lune
e di ciclici ritmi della terra
e del seminare, ho scolpito il
mio percorso nella pietra, come
le mie labbra, il ventre, le
radici degli sterpi dall’odore
selvatico e scabro dell’amare.

Sono viva come le pietre
forgiate, e le ossa che diventano
incavi d’arpa, e ne fanno il solo
canto, e l’onore versato alla
vita , e la gloria della sabbia
dal suo antico fendersi
al mare. Dalle viscere ho
cavato il frutto, l’amore,
la nostalgia, il dolore incompiuto
al suo perpetuo, ciclico schianto. E dal
cuore la voce con cui ti fendo
a questo varco infinito,
le labbra del mare al canto, la vicinanza
incolmabile del nostro solo respiro.