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Su uno scoglio vicino un gabbiano sostava, fermo immobile. Non si
muoveva e guardò Silio per tutto il tempo che si fermò a pescare. Era
un gabbiano comune, forse un pò più grande del normale, bianco, con
le piume delle ali e del capo di un grigio chiaro, gli occhi gialli oro.
Sembrava quasi volesse imparare a pescare.
Silio guardava l’animale e sentiva qualche cosa di strano vedendo
che il gabbiano, nonostante gli facesse dei gesti per spaventarlo,
rimaneva fermo immobile.
Una sera tornò per mettere le reti in mare, il gabbiano era lì fermo e lo
guardava.
Ma il mattino presto, quando andò a ritirare le reti non c’era.
Silio si sentì triste nel vedere quello scoglio nudo, era come se gli
mancasse qualche cosa di caro, un amico.
Quando poi si mise a ritirare le reti ebbe un tonfo al cuore. Fra i
tramagli, ferito, sanguinante, il gabbiano sembrava implorare aiuto.
Tirò dolcemente le reti finché l’animale non fu a portata delle sue mani,
usò tutta la sua esperienza e la sua delicatezza per liberarlo.
Ora il gabbiano ferito, al limite delle forze, tremava nelle sue mani