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Travolge una tempesta di cordoglio,
fuggito lo sguardo
alla finestra svela nella stanza
più di quanto possiamo sopportare.
La morte che è nella tua vita
sguazza come un’oca nel fermo.
E’ bene che tu non abbia tempo
e ancora ci possegga
il freddo patito a Venaria:
di noi potrebbe uscire
una versione in prosa.
Qui
nel cortile degli assetati
prima dell’inverno e dopo la corsa
la curva del tempo è un cono vigile
quiete del bello
nel suo massimo riposo.
Pesa su di noi l’Oriente.
Arancio amaro da frutto violetto
Muore in vita il re che sono stato
e m’insegni la buona armonia.
Io roseto e tu stella
che brilli con spine di fiori,
che pungi di segreto le mie dita.
E’ come un peccato vicario,
allora si è tesa una corda
e restano i tuoi fazzoletti.
Adesso la conquista del riposo
ti asciuga esattamente come loro.