Deliri di un vecchio ottuagenario malato

Toglietemi questa corazza
di ferro puro,
strappatemi queste funi
di acciaio temprato,
liberatemi da questa palude
maleodorante
che impedisce le mie gambe,
le mie braccia e il mio tronco,
vuota carcassa
di un gigantesco crostaceo.
Ogni ingranaggio, ogni molecola
urla e piange il dolori di artrosi,
di vecchie ferite, di respiri
asmatici,
di aritmie quasi mortali,
di marasmi senili...
Non voglio, non voglio,
non voglio più vivere così,
come il più misero degli infelici
in preda a sogni senza tempo,
dove le ore del giorno si confondono
con le ore della notte,
dove fantasmi deliranti mi parlano.
Chirurghi, tagliatemi le carni!
Affondate, cerusici, i bisturi
nelle arterie sclerotiche!
Grondate del mio sangue stanco,
fatemi urlare di dolore,
ma toglietemi questa corazza
di ferro puro,
queste funi di acciaio temprato,
e ridatemi ancora per un attimo,
ridatemi la gioia,
il mio furore giovanile,
e poi fatemi dormire maledetti,
fatemi dormire maledetti,
fatemi dormire
per sempre.