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XXV
Di tutti gli elementi non è rimasto che il vento.
Eccoti avvolto nella vela,
le grandi ali ripiegate.
E di tutti gli elementi non è rimasto che il vento,
ti dico, capace di penetrare il cielo e
il corpo buio della bestia
convertendovi il fieno in latte
l’acqua in polvere
il sangue in sperma,
di recare ancora nel rombo oscuro del suo grembo
inalterabile e fisso l’ignoto vagito dell’anno successivo,
l’alato, i cui occhi osservano
la cupa schiera dei bimbi
che succhia granchi e arselle sulla marina
per raggiungere la cruna delle loro anime implumi e trapassarla,
e avanzare fin oltre i luoghi che avresti detto conosciuti,
le cabine, dove, un giorno, anche tu bimbo
dopo il sudore della lotta per dominare gli spiriti della natura
vincere l’usura dell’aria
avere la meglio sulla femmina misteriosa
ti sei seduto, hai sostenuto con lo sguardo
gli occhi in volo dell’uccello e hai dimenticato.