Giordano Bruno da Nola

Per l’anniversario della morte (1600-2000)

 

Lo sapevi fin dall’inizio

- fin da quando cadesti nella vita -che saresti tornato nel rogo

dell’origine.«Io cadrò morto a terra

- dicevi -ma quale vita

pareggerà mai la mia morte?»Ti generò la fatica del meridione,

il sole insolente di Nola,l’indolente lena campestre

dell’aratura lenta dei campi.

E in quelle fatiche,

in quei ritmi radi,nella fiacca dei pomeriggi assolati

e silenti,sentisti, fra i grilli,

le pulsazioni del cosmo-cuore,la sistole che opprime

e la diastole che esplode.

Come avresti potuto non conoscere

la terra e il sole, le cose caduche

e l’eterna luce, il più grande sogno,

il bisogno di sostanza di tutto

ciò che vive e svanisce,

il desiderio dei corpi per i corpi

che senza pace cercano pace?

Dicevi «Ogni meta è un passaggio,ogni passaggio è una meta.

L’universo ci contiene

ed è contenuto in noi.

Ogni universo è una rosa

in cui fioriscono infinite rose.

Ogni cosa è diversa da ogni cosa

ed è tutte le cose».

E lo chiamasti «Eroico Furore»questo amore che dà le vertigini

e muove le stelle e il sole,e trascina la vita nel vortice

del movimento divino,affratella e fonde,

arroventa e annienta,sopprime e rigenera le creature.

Ma il fuoco. Di tutti gli elementi

il fuoco ti possedeva più degli altri:

il fuoco dell’ingegno e del gesto

dell’intuito fulmineo,

della memoria istantanea,del gioco.

E al fuoco, tu,- piccolo italiano di Nola

che conosceva la verità leggera -tornasti, prima del tempo.

Per non abiurare alla luce

tornasti alla luce

con l’ebbra brama

innocente della falena.