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Lontano,
sullo sfondo di atmosfere sbiadite,
stanno bianche case calcinate
e colline.
Un antico muro di sassi,
un piano d'erba
dai fili aguzzi
e un ramo fronzuto, forse d'olivo,
ci ripara dal tempo immoto.
Mio padre ha vene forti
sulle braccia.
E il cappello gli ombreggia il viso
malinconico
che pare nascondere
un destino non lontano.
Noi figli eravamo ancora lucenti
d'acqua del Vara e di giovinezza.
Era d'agosto, un giocoso agosto
perduto.
Ho solo frammenti di ricordi
ora,
come di immagini
lasciate in spazi siderali.
Che srà di quel luogo:
il muro sarà già maceria?
Il prato già un rovo di spine?
Gli alberi saranno già humus?
Ma qualcuno di noi è già polvere.
Qualcuno già da tempo
essenza d'universo.