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Danza lenta e concentrica
onda cauta, ti levi
dai fondali d’argilla e fango,
dai pilastri di notte antica,
mi stringi nella corolla
delle tue spire vischiose,
nell’oro delle tue scaglie
sinuose come un respiro,
bevi il lago rosso del sangue,
scavi la pietra dei sensi,
sfoderi il bianco coltello
dalla guaina dell’ombra,
trafiggi il cuore, l’addenti
falciando occhi e respiro,
sull’orlo della ferita
un filo amaro splendente
esile come uno stelo
cola verso la terra,
vivo, inquieto, ritorto
come il soffio delle tue vertebre
frusciando come i tuoi vortici
d’aria, d’erba e di vento
il corpo accerchia la terra,
lo sguardo rade il crepuscolo,
il respiro miete nel gorgo
della tua vasità, cuore – serpente!