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1.
Ieri, un millennio fa, sostava il Tempo
a una fermata d’autobus con me
(di bouganvillee il muro straripava)
Sapevo che quel lucido intervallo
come un premio speciale era serbato
al suo stanco pupillo: mi avvisava
che alla mia solitudine tornato
sarei per sempre, per l’eternità.
Mi preparassi, dunque. Vacillai,temendo di non esserne capace
(Dell’assolato muro si struggeva
per me la bouganvilla di pietà)
Imploravo piangendo un’altra pace.
Ma il tempo sentenziò: “Ci riuscirai.
E gusta fino in fondo il tuo dolore.
Non sperare di soffocarlo mai.
Non concedergli tregua. Il solo errore
è corteggiare la felicità”
2.
Non l’avevo mai bene misurata,
la mia ricchezza, quel vano potere,quell’arida miniera sconfinata.
Non che ne fossi ignaro, ma temevo
le insidie del deserto, le chimere.
Eppure attraversare lo dovevo.
Era il deserto della solitudine,
era del vuoto l’infinita stanza,della morte l’indocile abitudine,
d’ogni traguardo l’intima distanza.
3.
Era quello il mio dono, un patrimonio
astratto, incalcolabile, indiviso,
che fruttava monete senza conio.
Un regno amaro - ma pur sempre un regno -
senza sudditi, con un solo re -Era il mio personale paradiso -
E dovevo tenerlo chiuso in me,senza svelare del mio rango il segno?
Misero mi appariva il mio possesso,privilegio di pura iniquità
che nessuno poteva ereditare.
Dal Tempo ottenni il tiepido permesso
di qualche rara visita, di cui
avrei dovuto render conto a Lui.
Per tutto il resto, dovevo trattare
direttamente con l’Eternità
*
Alla fermata l’autobus giungeva
con due soli minuti di ritardo.
La bouganvilla al sole sorrideva
e dispariva rapida allo sguardo
(sei agosto, San Bernardino di Finale)