Per l’orizzonte sfugge liquida una montagna di cristallo
e la terra che scompare non è un giardino
ma fanghiglia rossastra che rimesta mestrui al mondo
da mille anni ho dimenticato il tuo volto, il tuo passo di sposa
da mille anni ti sogno celeste, velata, non nata
e da secoli hai lasciato i miei portali al pulviscolo del deserto
orfano della mia sposa,
non ho più salito il tempio di Apollo
non ho più portato messaggi alla città dei quattro custodi
e solo ho vissuto con fronde e frecce nei territori di Artemide
alato, il signore dal mantello umido
ha calpestato volti rossi nel folto della foresta
portando soccorso alle urla scemando la corsa al pianto
mentre sulla grigia lama della notte calava l’azzurra falcata
laggiù, tra fossi e dossi, al limitare della radura
i passi di Ermes hanno seguito me
e hanno inciso il mio sguardo
tra le ombre vaganti degli angeli neri
sfinito, riverso sul fianco,
oggi giungo al portale delle isole dei sette venti
abbandono arco e sudore
e albeggio nuova frontiera
albeggio sole e calore
acqua che scorre fiotto fiore
vento falesia corallo passione del cuore