Iscriviti alla newsletter dell'associazione Arthena!
Gote di primizie, di primule mai state,
perse sotto gli archi della mia prima nostalgia del cielo,
in avene di tutta vulnerabilità,
nel giorno inesistente
fissato per le membra della luce ...
Vorrò mangiare terra, una notte.
Vorrò essere uomo.
Sciogliere il nodo indenne di un’
inefficace solitudine.
Giocare come acqua che sa scorrere
tra i canali indovinati delle cose.
Ritornare a vivere di tutti i luoghi
del mondo in attitudini minuziose:
ogni uomo è anche loro ritmo,
senza che sia seta o controvelo.
Ed è come se i miei occhi mi toccassero,
dardieri d’intemperanti disinvolture.
Perché io non sono querulo,
io non sono più il mio sospetto.
Mangio la terra e dico grazia. Tremo.
C’è qualcosa di molto simile a un inizio.