La buonanotte

a Franco

Arrivammo a piccoli gruppi

in una periferia di autocarri e brina

per dare la parola

alle ossa, alla lieve mussolina,

epopea dei santi e delle bocche

straziate, oscuramente, in un silenzio

di altiforni, suoni disadorni

del tuo ritmo imprigionato e vivente.

Morire è l’infinito presente

di ciò che non si coniuga, una goccia

sporca sui nostri visi ricomposti

il medesimo stupore che tu fosti

vivo tra i vivi in fila indiana, luce

calcinata, stridere

delle lenzuola, l’arcana

musica abbreviata nella mente

e il cielo è solo una stesura differente

che non apre le sue porte. Tu

di nessun bacio, nessuno dai secoli

dei secoli. Tu di qualsiasi morte.