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Quando ti portavo alle feste,
te ne stavi appeso a un quadro
un po’ come quando si sta alla finestra a fermare
con gli occhi le vecchie con le borse della spesa.
Di solito ci si siede negli angoli,
a osservare gli altri,
le loro follie,
le loro intenzioni.
Tu invece,
avevi queste maniche lunghe
di pensieri quadrati.
Ma io ti tenevo per mano stretto,
per non farti
scomparire all’improvviso,
con la paura di scoprirti a raccontare
alla gente dei nostri giochini,
o dentro il cappotto di un altro pronto per uscire.
“Non capisci” mi hai detto un giorno,
“tu non sei affatto invernale,
assomigli a un mese estivo con le spalle piene di giorni.”