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La carrozza lussuosa mi accompagna
verso l'agognato rifugio, terra sublime di infinito distacco.
Le soste rumorose rievocano oscuri scenari
vampate di vuoto, odori acri di un passato mai sepolto.
Lo scalo imprevisto mi getta tra le braccia di una madre
accogliente e sconosciuta
avvolta tra le lamiere di una vecchia carcassa
odorante di antico.
Le fa sponda la sua creatura
dagli occhi di ghiaccio che fendono l'orizzonte
dominati da un comando feroce.
Si rivela con stupore l'insolita meta del viaggio
distesa tra i comodi sedili dipinti di chiaro.
Le ombre del passato mi attraggono con sirene
intrise di un linguaggio bambino
presto rigettato dalla seduzione del nuovo sapere.
Tra i sedili chiari, gli amici fedeli di una vita di strada
fatta di onore e battaglie
mai un passo indietro, un dubbio, una lacrima
nessuna emozione a scalfire l'armatura del finto focolare.
Ancora una volta, nel giorno di festa
mi scopro a violentare l'anima
sotto le righe, vissuta lontana dai sogni
una storia passata
scacciata dal candore di un istinto, la gioia di una lacrima
la fragile angoscia dell'avanzare soli
nel sentiero oscuro.