Lungomare

Passeggiamo così tra la gente

come innamorati tra quegli scogli

che scivolano e non si fermano

nelle orbite vuote di una fabbrica

che fu chiesa, dici, forse convento.

O anche in queste fessure grigie

tra gli agavi e i nasturzi

dove bambini scendono impetuosi

come marines all’attacco

e non si guardano sparire.

O in altro modo da così

noi ce ne andiamo lungo questi muri

al di là dei giardini opachi,

dei lentischi che franano sfiniti

sull’asfalto in Corso Italia.

Appena un bordo di fuoco

oltre l’orizzonte marino

e non si sente dagli spalti duri

di pittosforo la guerra.

Non si sente se ci annusiamo

questo falso terremoto rombare

in volo verso la Serbia.

Appena un bordo di fuoco

fluorescente oltre gli spalti scuri,

e marciamo marciamo

come bambini innamorati…

In Europa ai margini

dello spirito si estingue,

tu lo hai detto, Tomaso,

la cultura mitopoietica.

Forse l’anima sdoganata

ruba miti al supermercato

rumina fuoco inerte, cieli

e terre preconfezionati

da un grossista planetario.

Non passeranno e intanto

anche noi passiamo

lunghe veglie in silenzio

e in vino e ci abbracciamo

rancorosi con distacco garbato.