Mysterium - Foglio di sala

“Mysterium”: dal greco “myo”, ‘tengo la bocca chiusa’, ‘taccio’, soprattutto in relazione a conoscenze che non vanno divulgate, allude a una circolazione esoterica della conoscenza. Ma è anche opera di “mystai”, ‘iniziati’, ‘mistici’ che, posseduti dal dio o da una terribile Musa, travalicano la soglia dei livelli ordinari di coscienza, per essere parti di un accadere (il dramma, da “dràn”, che secondo l’esegesi niciana è dorico e significa appunto, ‘accadere’, e non ‘agire’, e per questo ci definiamo “dróntes”, ‘accadenti’, piuttosto che “actores”, ‘agenti’) che li spoglia di individualistici bozzoli e li fa individuali parti di un corpo-voce unico, e soprattutto di un unico spirito, di un’unica anima vivente, di un’unica energia. “Mysterium” non è uno spettacolo: è un accadimento. E se teatro è il luogo in cui ‘si guarda a bocca aperta’ (così etimologicamente “theaomai”), con meraviglia e recettività assoluta. “Mysterium” non vuole essere guardato come uno “spectaculum” (cioè con uno sguardo oggettivante, tipico del tipico spettatore teatrale), ma come un rito vivente, dove l’energia dei celebranti si specchia nell’anima dei compartecipanti, accendendola e restandone accesa. Non reciteremo: ci inizieremo e vi inizieremo (se gli dei lo vorranno) a un modo di essere. Questo non è teatro per intellettuali addottorati o fini degustatori di contorcimenti cerebrali e ‘denunce delle crisi del moderno’. E’ teatro arcaico e sperimentale al tempo stesso, e data mille avanti Cristo e duemilacinquecento dopo. E’ teatro d’anima, corpo, voce, ombra, spirito, dolore, estasi, eccesso, quiete, contrasto, armonia. E’ rito collettivo, profanazione di misteri per consentire l’accesso a misteri più profondi, come la tragedia greca fu profanazione dei misteri eleusini.
All’inizio la voce del mare, eco dell’Assoluto da cui tutto muove, e a cui tutto ritorna: il naufragio di Shelley testimonia. E quando si acquieta la voce del mare, ascolta la voce del silenzio. E dal silenzio, luogo della primissima origine, come nella nascita, il primo respiro; e dal respiro il canto senza forma – puro anelito vocale – della sciamana, centro spirituale; da questo canto, il balbettio e il nascimento delle viventi parole, l’animazione dei corpi. Il teatro rappresenta, o meglio, vive, la propria nascita, al di fuori del tempo. E si compone la prima scena, e si enuncia la Parola Compiuta, l’“Inno della Bellezza Intellettuale” di Shelley. Il poeta stesso, frammentato nelle voci e nei corpi dei “dróntes”, si darà eco in sparsi frammenti, odi alla potenza divina e naturale. E quando Shelley delirerà il suo amore a Mary, ella si farà due, e da due uno, in un amplesso tra luce e ombra, vita e morte, gioia e dolore, al fuoco della danza. E Lord Byron, l’esteta, il titanico, il vampiro, sarà due corpi che si tendono in direzioni opposte, tratti da diversi venti, eppure anch’essi uno: forza genera forza. “Mysterium” è anche amore libero, ambiguità, delirio, la vita dell’arte che si fa vita estrema, estremo amore, orgia ed estasi. Ma come nella notte a villa Diodati, irrompe la presenza devastante della Morte, che inclina a demoniaci accenti, convulsioni d’ombra, da cui non cessa di levarsi, a molte voci, la voce del Byron di “Darkness” e del “Cain”. Da questo cortocircuito tra Creatività e Tenebra, che fende l’abisso dell’animo umano, nasce il Mostro-Golem di Frankenstein, emblema dell’umana tracotanza, bestemmia alle leggi di natura. Ma anche creazione sacra, liberazione di energie recondite che si scatenano al suono e al segno della parola “Emet” (Vita) per poi placarsi al suono e al segno della stessa parola fatta acefala: “Met” (Morte). E il Mostro diventa mostri che si aggirano tra gli umani, tra furia e disperazione, suscitando pietà e terrore. O il riso, o l’indifferenza. E intanto l’Angelo del Tempo ha cessato di sussurrare le sue alate parole, né la Mascherata Inviolabile Dama più traccia vie dell’anima e dell’ombra. Dall’errore all’eros, e dall’eros alla quiete perpetua: pietoso e implacabile è l’Angelo della Morte, le sue parole sono miraggi di sapienza ed eternità. E’ morte degli individui, e di tutta l’umanità, morte a un modo di essere umani che ha saziato i démoni della violenza, dell’avidità, dell’orgoglio. Morte alla Storia. Una superstite voce, fragile e ferma al tempo stesso, raccoglierà le trame dell’accaduto come da un tempo altro, srotolando una gentile pergamena, diario di bordo e di naufragio. Ma anche di speranza. E questa speranza diventerà la danza dell’anima sopravvivente, che convocherà tutti ad uno ieratico risveglio. E al rito dell’aria, dell’acqua, della terra e del fuoco, alla luce delle immortali parole di Shelley. Rito ardente, eco di un’Eleusi immaginaria. Epifania del fuoco e del sacro. Shantih.