Paracelso (il mago)

al gesto del caduceo
la mano scagliava vento all’orizzonte
e il polline alato
vagava sangue sulle foci del mondo
 
tu, nobile compagno
venivi dalle terre del sale
dal nord-est
venivi dalle terre dell’uomo selvatico
e libero cantavi
la frescura dei campi
mentre il grano saraceno
scoppiava arsura sulle labbra dei monti
 
salpavano i vogatori nell’ombra
salpavano in silenzio
verso la terra delle mille torri
e i remi ferivano giù un’ansia nel cuore
 
tu conoscevi quel mondo di terre lontane
conoscevi la navigazione, i delfini, i cerulei anfratti,
i bassifondi del cuore senza stupore
e sapevi
sapevi che il vento rosso risvegliava
e gli spiriti ascoltavano il silenzio
a destra a sinistra, a nord a sud
erano roccia, sentiero, albore
onda che scuote
forza fragore
 
erano dodici i vogatori
dodici sguardi fissi su quella tua mano
e mentre dalle acque sorgeva speranza
le terre non ancora visibili
donavano pioggia all’angelo nero